#Victims

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Ha una mamma e un papà — «MaMa Ta TaTo», come parlotta lei in ucraino, stringendo i peluche — la bambina di 15 mesi abbandonata a Kiev da una coppia italiana che nell’estate del 2020 l’aveva invece voluta con tecniche di maternità surrogata. Su richiesta della Procura dei minori di Torino  il tribunale l’ha infatti data in affido a una famiglia che abita in provincia di …                                                                                                              Corriere della Sera

Siamo di fronte alla decisione di due coniugi di Novara, che dopo aver voluto e fatto nascere una bambina attraverso una madre surrogata, l’hanno abbandonata al suo destino, consegnandola ad una tata pagata per alcuni mesi. Presumo che davanti a questo ignobile gesto, Dante avrebbe dovuto aggiungere al suo inferno un girone che rappresentasse la cifra caratteriale più frequente della nostra società:’#egoismo e  ‘#infamità.

Il girone in questione dovrebbe ospitare tutti coloro che, come questi coniugi, raggiungono tali livelli di egoismo, cinismo, indifferenza e incuranza per la vita umana e non da perpetrare azioni impensabili per assenza di moralità, ignobiltà, abiezione.

Non è neanche ben chiaro se questa spregevole scelta sarà alla fine in qualche modo perseguibile legalmente, visto che la Procura di Torino conosce l’identità dei due individui.

Due figure che, nella loro marcia verso una maternità e paternità dettata solo da cieco egoismo, hanno abbandonato senza ripensamenti una bambina bella e sana e la tata che l’ha accudita fino a questo momento e che ora confessa di avere il cuore straziato e di sentirsi disperata. Quest’ultima potrà sembrare anche un personaggio secondario nella vicenda, ma è l’unica che abbia dimostrato sentimenti  umani più che condivisibili, dove gli altri hanno agito solo in modo abominevole.

Indubbiamente la scomparsa di figure simili dalla vita della bambina ucraina non può essere che un evento positivo, ma davanti al fatto l’intero apparato legislativo per la Tutela dei Minori è vincolato da una mancanza di normative mostra una lacuna considerevole. La vicenda, dal punto di vista giuridico, deve far riflettere, perché se scarseggia e difetta una legiferazione in questo campo, è necessario intervenire al più presto per evitare che altri individui agiscano in assoluto indifferenza e spregio delle vite che vengono coinvolte nelle loro arroganti, e nello stesso tempo vili, pretese e decisioni.

Mi auguro che in questo caso si possano aggirare alcuni ostacoli e portare a giudizio i due coniugi di modo che il tribunale emetta una sentenza che funzioni come paradigma per altre possibili esecrabili situazioni. Il terreno della procreazione artificiale, artificiosa, surrogata o in affitto che sia, ne è vergognosamente costellato.

Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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2 risposte a #Victims

  1. Lucio Mayoor Tosi ha detto:

    Favorevoli o contrari alla maternità surrogata, davanti ad episodi come questi ci si sente uniti e d’istinto correremmo in soccorso. La storia va chiarita, ma è vero che la sentenza di un tribunale potrebbe aiutare ad alleggerirci di tanti tabù e pregiudizi. Bene che se ne parli pubblicamente, non è in gioco solo la chiacchiera.

    • emmapretti ha detto:

      Non ho problemi ad ammettere che sono contraria a questi tipi di procreazione, non per motivi religiosi, ma biologici e morali, perché sono avversa a qualsiasi tipo di sfruttamento e reputo queste pratiche identiche al commercio di organi. L’intervento della legge e di un tribunale servirebbe a far chiarezza e a sancire il dovere di non giocare con le esistenze presenti e future sviluppando situazioni che poggiano su miserie morali e materiali. La desertificazione etica è il timbro della nostra epoca.

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