#Semplice #potente #spettacolare

cane

Una giovane ragazza va al centro commerciale. Nel corridoio d’entrata, nell’area dei negozi, vede un cane seduto nel bel mezzo del passaggio. A guardarlo bene nota che è davvero giovane, indossa un guinzaglio a pettorina rosso; si sta guardando intorno, guarda chi passa con aria interrogativa e gioviale allo stesso tempo, dimostra di attendere qualcuno che però non arriva; le persone gli rivolgono sguardi di sfuggita e qualche bambino lo indica e allunga una mano per accarezzarlo ma viene tirato via e trascinato lontano: è ancora un cucciolo ma è di taglia grande.

Terminata la spesa, la bionda giovane ragazza rivede il cucciolo ancora fermo allo stesso posto, non si è mosso di un centimetro e ancora guarda con curiosità e insistenza chi passa sperando di riconoscere un volto amico o almeno abituale. la ragazza comincia a chiedere di chi sia il cane ma nessuno riesce a darle una risposta. Chiede alle casse e le commesse indaffarate genericamente spiegano che – sì, in effetti è da un po’ ch’è lì …- e ancora …-che no, non l’hanno visto con nessuno…- Si girano dall’altra parte e continuano macchinalmente quasi ipnotizzate dal loro bip magnetico. Passano alcuni minuti, un quarto d’ora, venti minuti. La ragazza si è seduta su una panca addossata al muro, il cucciolo la guarda coi suoi occhioni umidi e fa il gesto di alzarsi e dirigersi verso di lei; a questo punto scatta lo sdegno e l’azione: la biondina si alza, raccoglie le sue borse e il cucciolo, e lo porta con sé in macchina.

Da accertamenti risulterà che il pelosetto non è vaccinato e non ha neanche il microchip. Bene, resta a casa della ragazza. adottato ipso facto.

Il giorno dopo la giovane bionda posta su #twitter la foto del cucciolo scattata al centro commerciale, accompagnandola con un succinto resoconto e le risolutive parole: ho deciso, resta a casa mia. Adottato.

Svelta, risoluta. Senza se e senza ma.

E d’un subito le si solleva intorno, rapida come un turbine di vento, una folla ammirata e plaudente, generosa di battimani e cuoricini, commenti e giudizi da dieci e lode, baci inviati sulla punta delle dita, frasi beneauguranti, faccine sorridenti e sollevate che di volta in volta esortano, incoraggiano, sostengono il gesto, che è davvero un bel gesto.

Di colpo appare tutto chiaro: ciò che cerchiamo in fondo resta ora e sempre un lieto fine. Ne abbiamo assolutamente bisogno…adesso più che mai..

Un Happy end che tagli via i brutti risvolti, ribalti la situazione, scavalchi d’un balzo le difficoltà e, grazie a un’intrapresa energica e fortunata, cancelli il dolore, i morti e le profonde incertezze del futuro.

Un lieto fine accende il cuore di una luce radiosa, di alba, di fiori.

La sua potente risoluzione ci trasporta ai piedi di una fiaba tutta da scalare, fa tornare bambini. Riconcilia con la vita dandoci la sensazione che la foresta oscura, la giungla tentacolare possano essere attraversate, il deserto dell’abbandono e della solitudine, le sue ruvide sabbie, con un salto superato e dimenticato. Che possiamo farcela.

Ne abbiamo bisogno più e meglio di una risata. La risata diventa presto fiato, aria, e si perde, ma una storia che sfocia nella gioia offre una leggerezza, un candore spumoso che avvolge, accompagna, cammina con te.

Ne abbiamo bisogno: un lieto fine ingenuo e plateale, corredato da foto dove esistono solo giochi spensierati e innocenti tra le pieghe amorevoli di una coperta soffice; hollywoodiano in salsa contemporanea: si alza il sipario mediatico e dal fondale scuro e nebbioso avanza un Jude Law che allargando le braccia, con la sua espressione più suadente e fascinosa declama: #semplice #potente #spettacolare.

Non c’è differenza: che sia l’ adulto o il bambino, cane o gatto, che si salvino dalla guerra, superino una malattia; o il senza tetto soccorso rifocillato e accudito, o alberi salvati dalla solita improba giunta comunale aguzzina del verde e del buon senso; o anche solo una stagno bonificato che torni a splendere col suo canneto, le sue folaghe, sotto i raggi del sole; il lieto fine ci accomuna sempre e infonde entusiasmo.

Non serve neanche che sia del tutto plausibile; questa stessa trascurabile vicenda presenta in fondo alcuni punti poco credibili. Non convince per esempio il fatto che il cane non fosse un semplice meticcio, di quelli invisibili, che se gli va bene di solito vengono ignorati, se no allontanati con un calcio, ma un bel cucciolo di razza Labrador; ancora più improbabile che stazionasse lì da diverso tempo, alcuni giorni, come è stato narrato ( dentro un centro commerciale non è possibile ) insieme alla notizia che le telecamere avrebbero identificato chi l’ha abbandonato nella persona di una donna incinta ( e questo particolare così inusuale lascia comunque spazio a una certa veridicità… )

Ma a che serve far le pulci alla storia: la bionda salvatrice, ammiccante o sincera, ha comunque dato visibilità a un gesto da imitare, e ricevuto la sua partecipe standing ovation, un’iniezione di soddisfazione, il plauso solidale di una grande comunità ancora fiduciosa in un domani che non tradisca.

Anch’io dopo tutto ho applaudito, e dopo aver letto mi è apparso il primo sorriso della giornata. Lo ammetto, è stato bello…almeno per un po’.

Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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