La primavera corre da Botticelli a Versace

primavera versace 2018

Una piccola immagine vista di sfuggita su un giornale, un colpo d’occhio di assoluta emozione estetica.

Un impatto di primavera, il colpo di luce, un turbine di vento che srotola colori e odori, similitudini con lontananze di tempo e spazio, ricordi di sensazioni che precipitano nella vertigine del tuo passato.

Mi sono portata negli occhi questa immagine, o meglio, l’immagine che vedete qui riprodotta, per diversi isolati, attraversando strade e svoltando agli angoli: era sempre lì. In questo scatto ho visto catturato magistralmente la frenesia e l’intemperanza di una stagione che è caratterizzata da tutto un risveglio di forze esuberanti; ma non solo, questa rappresentazione suggeriva molto di più.

Mi parlava, aveva mille cose da dire, proprio come la più risaputa, riprodotta, analizzata e venerata immagine della primavera nella storia dell’arte. Parlo, come è ovvio, della Nascita di Venere di Botticelli. Se in questo dipinto individuiamo la rigenerazione del mondo naturale attraverso una raffigurazione classica e statica a descrizione del sempiterno ciclo della natura naturans, sostenuta dall’idealismo del Botticelli che affondava le sue radici nel neoplatonismo; anche a questa immagine di Steven Meisel dobbiamo riconoscere un valore altrettanto artistico e ricco di istanze culturali, storiche e sociali.

Nella foto di Steven  Meisel  è presente una primavera anti-naturalistica, la streetspring di una realtà sempre più urbanizzata, che comunque si scatena in una danza dei millefiori, offrendo al vento diversi piani di rimandi culturali e artistici: nel multistrato delle balze, fiorite ondeggianti e sovrapposte, infuria il vento futurista  impaziente di abbandonarsi alla vertigine della velocità, vitalità e spinta verso un futuro spregiudicato che galoppa fin a fondersi con l’estasi allucinata e incontenibile della gioventù travolta dall’ideologia dei figli dei fiori; mentre nel volto levigato, patinato, inverosimilmente perfetto della modella traspare e s’impone l’ epoca dell’iperrealismo, che si conclude nella chioma sparsa, gonfiata, straripante e tentacolare dell’espansione del nostro vissuto quotidiano, sfrangiato, frammentato, moltiplicato in diramazioni spesso incontrollabili, nella dilatazione delle nostre vite attraverso la telematica e la cibernetica.

Inoltre la figura della modella ritratta –  Shalom Harlow – riduce al minimo il dimorfismo sessuale mostrandosi piacevolmente poco caratterizzata nella femminilità del corpo, un tentativo di superamento  delle differenze di genere ( altrettanto priva di richiami carnali si propone la Venere di Botticelli ) e allo stesso tempo di raffigurare un archetipo (la stagione della rinascita) che la nostra epoca individua quasi neutro.

La figura poggia di piatto, quasi senza profondità, su uno sfondo neutro pronto a bilanciare  e accogliere l’esuberanza dell’immagine, assorbendo ogni possibile contaminazione nel movimento dei piedi, che vibrano all’interno di un semplice accenno di ombre e prospettiva.

In questa immagine la primavera è pronta a simboleggiare se stessa immersa in una danza scatenata di estetizzante entropia, che comunque non disdegna il supporto di forme geometriche irregolari ( la posizione delle gambe che sfocia nell’espansione delle braccia); non possiamo negare di avere davanti agli occhi una posa dal fantasioso e studiatissimo ordine.

Né caos né leggi immutabili; la regola sostiene la casualità e viceversa. Su questo binomio lo zefiro  corre da Botticelli a Versace.

Un’ immagine pop senza dubbio, ma che non ha nulla da invidiare alle grandi opere classiche. Poiché il pop non è il regno del nulla, anzi è acqua che beviamo, aria che respiriamo e se questa non è chiara e cristallina (altissima purissima levissima – per intenderci, vero..? ) non vedo perché dovrebbe esserlo l’arte che ci circonda.

L’ Arte pop non è la pop-art degli anni ’60 , con i suoi prodotti  e personaggi quotidiani chiusi in una teca ed esposti, iconizzati fissati e irrigiditi, né tanto meno quella perennemente impegnata a mettere in scena lo smarrimento, lo scontento, il malumore e l’insoddisfazione rancorosa dell’artista ignorato ed escluso da un tessuto sociale che non lo considera e che da lui viene continuamente punzecchiato, messo a disagio o indispettito con opere discutibili e perturbanti, che tuttavia trovano ampio spazio nelle biennali e nelle rassegne patrocinate dalle conventicole dei critici, già di per sé accademici. Il pubblico affolla comunque queste manifestazioni ma con lo spirito di chi va a visitare uno zoo, cioè soprattutto spinti dalla curiosità di vedere la trovata artistica, qualcosa di esotico, stravagante e bizzarro, lontano anni luce dalla propria dimensione spirituale e sociale. Sull’impatto che questo tipo di arte può avere e sulla sua capacità incisiva, si potrebbe discutere.

L’Arte pop al contrario ci coinvolge quasi a nostra insaputa, entrandoci negli occhi, insinuandosi sottopelle, trasformandosi nel sottofondo delle nostre azioni usuali e giornaliere;  mentre semplicemente viviamo quasi non ci accorgiamo di viverla. Ed è un peccato che nel suo scorrere noi finiamo per prestarle la stessa attenzione con cui guardiamo i titoli di coda alla fine del film. Senza dubbio finiamo per perderci qualcosa d’interessante.

L’immagine di Steven Meisel fa parte di un trittico che il fotografo ha realizzato per la campagna pubblicitaria Versace 2018. Tutte e tre le foto sono di grande livello, ma solo quella presa in considerazione a mio parere si eleva oltre la semplice fotografia di moda e si arricchisce di valenze artistiche interessanti.

Dite che forse ho esagerato di brutto e sopravalutato in modo scandaloso quest’opera fotografica equiparandola addirittura a Botticelli…? –  Non siamo forse gravati nei nostri giudizi da troppi pregiudizi culturali e snobistici…? E poi ribatto ancora, considerate per esempio le opere di Jeff Koons ( l’ex marito di Cicciolina, per intenderci) : non sono forse quotate oltre misura e considerate Arte all’ennesima potenza, pur essendo ( quelle più conosciute) dei pupazzotti  vistosamente translucidi…?? …E infine obbiettate che questo post rappresenta una smaccata e plateale pubblicità gratuita per Versace….? come se Versace avesse bisogno di questo breve intervento, ma andiamo…!

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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