Vecchie cittadine e nuovi mostri

cane

 

Non molto lontano e non tanto tempo fa esisteva una piccola città dove tutti i proprietari di cani avevano un Labrador; e tutti i proprietari di Labrador vivevano in appartamento o possedevano un giardino piccoliiisssimo… praticamente una vasca da bagno.

Nella vasca da bagno i Labrador distruggevano a zampate n° 1 forsizia, n°1 vaso di begonie, n°2 cespugli di rose addossate alla cancellata, che allungavano i rami oltre le sbarre per graffiare i passanti.

Per questo tutti i proprietari di Labrador , spinti da necessità, iniziarono a dirigersi verso le vie del centro nelle ore più profonde e misteriose per offrire moto e un po’ di svago ai loro corpulenti amici. Ma accade, come sappiamo, che il moto stimoli certe organi addetti all’evacuazione e le vie del centro si esibivano al mattino infiocchettate, meglio, direi ornate da abbondanze impreviste.
Si alzò un primo coro di lamentele rumoroso e inconcludente, al quale ben presto si unì un fenomeno inquietante.
Sempre in quelle ore sorvegliate solo dai lampioni, col tempo invasero il centro storico gruppuscoli di coprofili attrezzati con maschere filtranti, aggeggi atti al prelevamento di campioni e cellulari per fotografare i reperti e diffonderli nel sottobosco dei siti inerenti.
Corsi piazze vie viuzze e vicoli ribollivano di un attivismo silenzioso, capannelli di persone si muovevano all’unisono per raccogliersi in circolo con sguardo fisso a terra a confabulare. Alcuni di loro azzardavano un abbigliamento pittoresco con tanto di maschera da sub e pinne ai piedi; terminate le argomentazioni, le pinne servivano a spalmare sull’asfalto il materiale, di solito disposto a piramide, mentre la maschera con boccaglio permetteva di evitare, al meno in parte, olezzi fastidiosi.
Il trambusto si rivelò una sorprendente risorsa per i sofferenti d’insonnia che, incollati alle tapparelle dischiuse, stilavano resoconti dettagliati del fermento clandestino, condividendolo tra loro con tutti i mezzi possibili: telefono, internet, e qualcuno anche attraverso la rete dei radioamatori.
Nella fissità metafisica della notte, tutta questa energia, interesse, movimento espresso in punta di piedi e comunicato attraverso fischi e sussurri, emanava l’indiscutibile fascino della clandestinità.
Il voyeurismo divampò a tutti i livelli e in tutte le classi sociali, in alcuni casi si dimostrò un collante del tessuto cittadino: il professore universitario finì con l’inviare mail informative all’emigrato sudanese che puliva i cessi nell’autogrill appena fuori città, la casalinga intrattenne conversazioni con prostitute e lesbiche scambiandosi anche qualche ricetta di cucina e consigli sulle ultime tendenze in fatto di abbigliamento e pratiche amorose.
Dal canto loro i proprietari dei labrador per non farsi mancare nulla, consapevoli di essere gli artefici di tanto discutibile fermento, diedero vita a una rete di scommesse che prevedeva la premiazione della ” traccia” più consistente, esteticamente apprezzabile e/o monumentale.
A fronte dei propri risultati all’interno della gara, alcuni arrivarono a sviluppare indiscutibili e paradossali atteggiamenti da star, ovviamente dopo aver sondato i giudizi degli estimatori. La tracciabilità dei diversi interventi era essenziale e i contatti tra il settore dei produttori e quello dei fruitori si sviluppava quotidianamente.
Un giro di talpe del tutto anonime e affidabili garantiva l’assoluta segretezza e veridicità.
L’indotto derivante da una simile animazione non era trascurabile.
A serrande chiuse i bar dispensavano snack e bevande fresche o calde ai ” camminanti”, e ospitavano scommettitori e curiosi. In tempi di crisi coi locali già vuoti alle nove e trenta di sera, la faccenda risultava una nuova risorsa.
Dal gossip degli insonni alla comunicazione tra i coprofili fino al giudizio finale: il tutto in una diretta travolgente e feroce – ideale per gli amanti delle emozioni forti.

L’atmosfera frizzantina si guastò quando un deprecabile e sozzo individuo decise di farsi accompagnare da un suo sedicente giovane nipote perché lo immortalasse con lo smartphone, viso a terra, accanto a un prodotto di considerevoli dimensioni. L’uomo e il suo assistente in erba non vedevano l’ora di diffondere l’immagine in rete.

Fu come scoperchiare un vulcano: veniva offerta gratis e inaspettatamente una nuova depravazione ai depravati, che uscirono ben presto come ratti dalle loro fogne: pedofili, insegnanti sadiche di nidi d’infanzia, inservienti torturatori nelle case case di riposo e nei centri per disabili, tutti cercarono d’intrupparsi per esprimere le loro abominevoli inclinazioni.  Immagini di bambini, giovinette e ragazzini che si leccavano le dita, si sporcavano il viso – e non vado oltre- inondarono i siti maledetti dei pedofili e spinsero i pedofili stessi a strisciare per le strade in cerca di immonde nuove emozioni, che spesso cancellavano ogni loro residua prudenza.

Ma cani e padroni li aspettavano al varco; e i guardoni insonni iniziarono una stretta collaborazione con le forze dell’ordine che battevano in incognito le vie, aiutati da telecamere astutamente nascoste. Nessuno sfuggiva agli occhi famelici nascosti dietro le tapparelle semichiuse; come nessuno salvava le chiappe dalle fauci di quei cagnoni, agili e leggeri come farfalle dopo aver svuotato lo sfintere.

Setacciando i sentieri costellati dalle lorde immagini, le centrali operative dei carabinieri smascherarono i siti maledetti che le ospitavano, individuandoli uno per uno.

Il nuovo obiettivo, che coinvolgeva una buona parte dei cittadini, ebbe l’effetto salutare, depurativo, rigenerante di un tonico. Un desiderio di pulizia e igiene ( anche mentale) si fece strada. La spinta ad assecondare le pulsioni più basse, selvagge e goliardiche apparve improvvisamente come un’onda fangosa che aveva insozzato angoli gradevoli dell’esistenza in comune.

I roseti che si sporgevano famelici dalle cancellate per schiaffeggiare, graffiare e sbrindellare i passanti, vennero potati;  i cani assecondati nel loro desiderio di spazio e movimento attraverso corse in aperta campagna; piccoli gruppi di uomini e donne, eterogenei per provenienza e classe sociale, si riversarono in strada nelle ore libere, sacrificandole allo jogging , al fitness, allo shopping – per alcuni addirittura a una cena fuori casa – muniti di spazzolone e conegrina per dar di gomito, purificando e strigliando angoli insozzati e pilastri decrepiti decorati da lunghe strisciate di urina e umori stomachevoli. Negli angoli più pittoreschi spuntarono dal nulla gradevoli fioriere variopinte, probabilmente installate da qualche garbato e sollecito mecenate.

Vecchie amicizie rifiorirono grazie a incontri casuali, quelle nuove nate nella temperie spregiudicata e stolida, trovarono altri spunti su cui proseguire. Un clima di unità e ordine del tutto inedito si fece avanti poco a poco, progressivamente e inavvertitamente, in maniera del tutto naturale, coinvolgendo più strati e classi sociali in passato distanti tra loro e inconciliabili.

Una nuova alba si levò sulla comunità, una nuova visione di luce acquerellata che non spazzò via tutte gli altri problemi di varia natura, ma mise in evidenza una collettività rinsaldata da sentimenti di collaborazione, premura e rispetto reciproci.

E se ” …dal letame nascono i fiori…”  come cantava il buon De André, questo è il classico lieto fine con tutti i crismi; una novità anche per me, davvero sorpresa di terminare il mio delirante racconto all’insegna dell’ottimismo, confezionando per il lettore, con spirito idilliaco, una visione così rosea.

Bueno, hasta la vista.

 

Annunci

Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
Questa voce è stata pubblicata in brano di prosa, parodia, Uncategorized e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...