I comici diventano buoni

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Checco Zalone, Roberto Benigni – Checco Zalone che dopo gli ultimi  assurdamente incredibili incassi,tra qualche mese potrà stringere la mano a Donald Trump e affiancarsi a lui nella classifica degli uomini più ricchi del mondo, e Roberto Benigni che chiamato a presentare il libro di Papa Bergoglio, si è esibito in un personale inno alla gioia pieno di gratitudine ed esultanza per la vita e la gioia capace di infonderci che forse neanche San Francesco avrebbe osato spingersi a tanto ( in fondo a lui, Roberto Benigni, nella vita è andata più che di culo, liscia e scivolosa né più né meno che una supposta di glicerina) – Con le loro facezie non ci fanno ridere, ci rincuorano, quasi ci commuovono con l’anodino unguento di una comicità  di impronta catechistica, tanto è pudica e devota ai buoni sentimenti.

Entrambi aprono la strada a un umorismo soft, garbato, cordiale, addolcente. Rivolgono al pubblico battute e spiritosaggini che tentano di confortare e rianimare, così come ci si rivolgerebbe a un bambino dell’asilo con gli occhioni umidi e la gola gonfia di singhiozzi che stanno per esplodere in un pianto dirotto. Non c’è più traccia in loro di giudizi taglienti, di uscite sferzanti, guizzi salaci; il loro sguardo è bonario, mite, benevolo. In questi comici è sparita ogni traccia di spirito mordace, la capacità di gestire con astuzia il politicamente scorretto, che poi era l’unica possibilità di avviare su larga scala una posizione di contradditorio nei confronti del luogo comune, della banalità, delle ovvietà e di tutte quelle sfaccettature coperte dalla ritrosia e dal moralismo.

Malvagità e aggressività straripano in abbondanza dai notiziari già quattro giorni su tre , se non di più, e il pubblico ha bisogno di un’amichevole pacca sulla spalla, una tisana con un po’ di miele, il plaid caldo, il lieto fine.

La vita è bella, tutto si aggiusterà e l’amore trionferà.

E’ opinione comune che i poeti siano dei malinconici e depressi fisiologici e non ne capiscono proprio nulla di umorismo. In realtà amano molto ridere, anche se non ridono di tutto. Leopardi stesso nello Zibaldone ha trattato con interesse i meccanismi del riso e dell’arguzia, e così facendo ha sdoganato un po’ tutti qli altri in modo che non ci sentissimo intimiditi nel trattare l’argomento secondo le nostre, molto più modeste capacità.

Visto che il trend del momento fa guadagnare soldi, notorietà e prestigio, almeno Ficarra e Picone riusciranno a resistere?

Nell’ultima sfornata di film in uscita si inserisce timidamente Carlo Verdone: la professionalità è immutata ma appare come sfiduciato, demoralizzato, un velo di malinconia fa capolino nei suoi occhi – e questo attesta una sensibilità a fior di pelle che neanche l’esperienza di attore riesce a mascherare – Lo capisco, viviamo tempi bui; io pure ( anche grazie a certi comici ) non rido più.

 

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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5 risposte a I comici diventano buoni

  1. chocolate tales ha detto:

    è sempre bello leggerti. Concordo, a questo proposito ti linko Il discorso di capodanno di Natalino Balasso, che resta troppo poco politicamente corretto: https://www.youtube.com/watch?v=pgbViFiyIns

  2. emmapretti ha detto:

    Grazie per tutto, anche per il link che mi era sfuggito.
    Giusto, dimenticavo Natalino Balasso che mi piace davvero molto.
    Troppo poco politicamente corretto – dici – ma il buon Natalino è il nostro Charlie Hebdon senza riserve e senza troppe sfumature e infingarderie- E a noi Charlie Hebdon piace, non è vero ?
    Lo sosteniamo perché è comicità borderline, controversa, a volte urticante e al vetriolo.
    Natalino Balasso, il grande escluso dalle reti televisive – e forse anche dai teatri. Ne abbiamo bisogno: speriamo via a lungo e che non cambi.

  3. emmapretti ha detto:

    Rettifico l’errore di battitura : speriamo viva a lungo e che non cambi. ;))

  4. chocolate tales ha detto:

    c’è l’artista e c’è il piacione.
    Saper confezionare un film (o un libro) e creare un capolavoro sono due cose differenti, ci sono tanti autori che non sono artisti e hanno un seguito molto nutrito.
    Gli autori di best seller, per esempio.
    Sono scrittori, non sono artisti.
    Lo stesso per i comici. Natalino Balasso ripropone la vera satira, sparando a zero su tutto, senza alcuna distinzione. Urticante, appunto.
    Altri, sparano a zero dove sanno di aver sponda (come chi scrive un capitolo di una sola pagina nei best seller) e hanno vita migliore.
    Dal berlusconismo in poi la vita della satira in Italia è praticamente morta, in favore di un intrattenimento piacione, come quello del Bagaglino e dei vari Benigni

  5. emmapretti ha detto:

    Hai centrato bene la questione: Balasso non fa politica e non alliscia nessuno, colpendo senza distinzione diventa ostico, specie al grandi media che lo ignorano, lo cancellano dai palinsesti. Porta i suoi spettacoli teatrali a Parigi, ci pensi ? – e noi lo teniamo nello sgabuzzino.
    Siamo riusciti a mettere la museruola anche a Paolo villaggio, il capostipite dei comici corrosivi, che nella vecchiaia ha scritto bellissimi libri rimasti invenduti….
    Perché va bene Charlie Hebdo ma solo a casa d’altri….!
    L’anno scorso ho visto un gradevolissimo spettacolo teatrale con Giuseppe Battiston dove lamentava lo stesso problema –

    E’ sempre un piacere poter avere un breve scambio di vedute con te e purtroppo devo fare un seconda errata corrige: Charlie Hebdo e non Hebdon come ho scritto prima ( Mio Dio, ma che mi succede !? ) =)&

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