Alfabeti dal silenzio

silenzio

Per intendere occorre che il brusio si spezzi su un fondo di silenzio.
Perché ci sia musica, il pubblico deve zittirsi.
La musica scaturisce sempre dal silenzio.
Così anche la poesia
Immaginate la sala: la bacchetta del maestro diffonde rintocchi di silenzio.
Le voci si abbassano, il brusio affievolito s’impasta a vocali isolate che tacciono.
Gli accordi dei musicisti cessano.
Il silenzio apre alla musica
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Il silenzio appare come riserva dell’avvenire.
Per ascoltare qualcuno bisogna raddoppiare il silenzio:
tacere prima che parta e tacere ancora dopo,
perché egli possa sentirsi ascoltato,
e poi infine confidare in ciò che non ha mai detto.
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La poesia nasce sempre dal silenzio
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Nel mezzo di un’aquila dipinta

L’amore se l’han bevuto le stelle
Il sole brucia senza far rumore
E l’odio adesso è una risorsa.
Non costa niente, come un pezzo
Di pane comune.
Segatura sotto i denti
Brace accesa tra i capelli.
Non sa leggere e non sa scrivere
Ma canta, canta al suono
Possente dei tamburi.
Canta e divora
– Divora e geme.

§

Afasia del male

Se i colpevoli non ci sono più
la memoria tace.
Dio sceglie il silenzio per salvare
le insensate ragioni del male inconcepibile
che cavalca i margini delle ombre e i loro tentacoli
e in lui dimora carbonizzato dal suo sguardo

§

Sordomuta

La bellezza perdona
le distruzioni del tempo.
Sfiora la benedizione come soffio
di neve vaporosa, caduta dagli alberi,
mentre il sole scioglie il ghiaccio sul terreno.
Anche nel suo canto la bellezza è muta,
dentro le sue azioni è sorda.
La bellezza perdona i giorni senza pace.
Accende luce nel metallo
incide tagli precisi sulla seta.

§

La forza della pietra

Non c’è luna
e non ci sono stelle.
Non importa,
già le conoscevamo.
I discorsi ci sovrastano
e guardano a terra.
Valutano la forza della pietra
s’interrogano sulle sue radici
la necessità della struttura,
dilagano in spiegazioni
la palleggiano, si esibiscono
in timide prove.
Ne calcolano la potenza
e la gittata, l’impatto
e le sue ripercussioni.
Onde di vibrazioni
che con zelo indaghiamo.
Tutto un gioco di terra
di equivoci e tensioni
dentro un piccolo orto
sarchiato con puntiglio.
Le nuvole di passo
hanno perso d’interesse,
e le parole sprofondano in noi
ci sommergono, come stormi
disegnano un’ombra nell’aria,
si dileguano indicando solo
distanze.
Carica di parole
la gita in mongolfiera
non ha chiavi di lettura:
se saliamo verso il cielo
l’azzurro sparisce,
con la testa dentro al cielo
il cielo non esiste.

Emma Pretti

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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