Domande retoriche a Roberto Saviano

Stim. Dott. Roberto Saviano,

questa che ha l’aspetto e il tono di una lettera aperta in realtà non lo è. Lettera aperta s’intende uno scritto pubblico che ha qualche possibilità di essere letto dal destinatario, pur distante e illustre che sia, e di ricevere una qualsivoglia risposta. Questa mia stessa medesima non contiene tale speranza né obbiettivo.  per cui mi limito a chiedere in forma retorica, Stim Dott. Roberto Saviano, perchè dovremmo essere grati della sua esistenza, come molti canali editoriali e/o mediatici suggeriscono a noi popolo ignaro dei contorcimenti barocchi della nostra società ?

Grati per averci spiegato come le organizzazioni criminose siano elusive, elastiche e addative a ogni tipo di cambiamento, rapide e  abili a sfruttare le situazioni ancorché nuove e impreviste? Ma esistono organismi specificatamente preposti a investigare in questo settore, e di fatto, se il crimine non fosse un autentico trasformista sarebbe stato già estirpato da tempo – Oppure per averci messo di fronte alla descrizione della squallida banalità della delinquenza e della malavita, come se non avessimo già coscienza di come  lo stesso crimine rappresenti la miseria più nera dello spirito umano.

In realtà il risultato  più eclatante dei suoi interventi letterari e non, mi pare sia stato – e credo non fosse sua intenzione – quello di rimpolpare una sorta di epica del mondo della malavita e dei personaggi malavitosi svecchiandoli e rendendoli più aderenti ai tempi: una specie di lifting al genere che già fece la fortuna di Coppola, al punto che un colosso come Sky-sezioneItalia ha preso Gomorra per sceneggiarla e riproporla a puntate sullo schermo televisivo. La produzione Sky non è nuova a tale argomento ( v. Banda della Magliana, truculento racconto con evidente aderenza emotiva ), nel caso di Gomorra sfodera così tanta abilità nella narrazione visiva da vendere quasi subito il prodotto all’ UK ( Gran Bretagna ), da tempo interessato a tratteggiare gli italiani come un popolo di camerieri o trucidi, oppure di camerieri/trucidi. Un aiuto in questo senso ci mancava.

Alla luce dei fatti del  5 settembre al rione Traiano di Napoli,  vorrei invece che analizzasse e spiegasse perché #Napoli ama così tanto il suo crimine, al punto che le madri mostrano volti devastati dal dolore e da impotente rassegnazione se il figlio/marito/parente/amico/a  viene ucciso, magari in veste di ignaro passante, da malavitosi che arrivano colpiscono e spariscono – ma genitrici+folla non ci mettono le scale a sfoderare una ferocia belluina contro le Forze dell’Ordine, che in caso di errore non si possono sottrarre e sono facilmente perseguibili?  A tal punto è radicata la cultura dell’illegalità – così definita da un giornale – che in poche ore un intero rione scende in piazza a dimostrare contro gli agenti, considerarti da sempre come nemici irriducibili del cittadino ? – e i ragazzi aspirano con così intimo trasporto a trasformarsi in scugnizzi da difendere un loro amico ( forse latitante ) a costo di restarci secchi, inseguendo il modello di uomini di brutalità che ” non vogliono bene a nissciuno “?

E’ chiaro che all’interno di questa realtà individuano valori che ritengono non solo accettabili ma addirittura fondanti.

Rimane la mia convinzione che certi modelli si smantellano più facilmente con la fredda razionalità e il sostegno alle istituzioni, le sole che, anche nell’errore umano e nella strozza della burocrazia e del lassismo, possono garantire un certo stato di diritto – invece che con l’immaginazione anche se indagatrice, ma mai priva di spinta emotiva.

Questa paginetta  non vuole essere una filippica contro la sua figura di letterato e saggista, di cui condivido altre posizioni, ma mi oppongo ( per quel che vale ) a operazioni che alla fin fine non fanno altro che irrobustire una saga già tradotta in più lingue e  aiutano solo l’esportazione del nostro più folkloristico e abbietto folklore.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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2 risposte a Domande retoriche a Roberto Saviano

  1. Sull’argomento Saviano sono sostanzialmente d’accordo, tra l’altro ritengo che abbia scoperto l’acqua calda e ci abbia trovato l’oro dentro, visto che quel che dice lui lo hanno raccontato in molti.
    Il terz’ultimo paragrafo, come anticipato su twitter, è incomprensibile, utilizzerei qualche punto o punto e virgola in più e meno trattini. Questa frase in particolare mi pare molto contorta:

    Alla luce dei fatti del 5 settembre al rione Traiano di Napoli, vorrei invece analizzasse e spiegasse, perché #Napoli ama così tanto il suo crimine, al punto che le madri mostrano volti devastati dal dolore e dalla rassegnazione se il figlio/marito/parente/amico/a viene ucciso, magari in veste di ignaro passante, da malavitosi che arrivano colpiscono e spariscono – ma non ci mettono le scale a sfoderare una ferocia belluina contro le Forze dell’Ordine, che in caso di errore non si possono sottrarre e sono facilmente perseguibili?

    I periodi lunghi, se non ti chiami William Faulkner, sono difficili da gestire. Su un blog, inoltre, li ritengo inadatti.
    Per quanto riguarda, infine, lo smantellamento di certi modelli, come dici, credo che l’argomento sia vasto e complicato, soprattutto senza conoscere direttamente le realtà interessate. Il confine tra istituzioni e malavita è spesso, ahimè, piuttosto labile, ragion per cui il mero sostegno alle autorità non basterebbe, se non dopo aver ripulito le stesse.
    Bisogna cogliere la genesi di certe situazioni, per questo rimando ad un po’ di libri che trattano l’argomento, seppur non sempre esaustivi ed onesti. Si parla di sud e malavita un po’ come si fa con Medio Oriente e terrorismo, facendo di tutta l’erba un fascio, e in Italia con il fascio non ce la siamo cavata granché bene.

  2. emmapretti ha detto:

    Ciao, benvenuto. Seguendo il tuo consiglio ho modificato qualcosa, aggiungendo soggetti più che togliendo virgole.
    Di libri sull’argomento ce ne sono molti e poco mi interessano, poiché sono estranea alla problematica. Mi oppongo invece alle operazioni che la usano come trampolino di lancio o laboratorio per forgiare ennesime produzioni di un’epopea del crimine tra l’epica e il feuilletton.
    Vorrei che Saviano, che dice di essere invece addentro alla materia, spiegasse le dinamiche, i radicamenti e possibilmente le diramazioni all’interno degli organismi istituzionali.
    Un atteggiamento meno immaginifico e più rigoroso insomma, in modo che i giovani non precipitino nell’illusione di calarsi facilmente nei panni di personaggi da romanzo. Anche se minimo sarebbe già comunque un contributo.

    P.S. Col trattino intendo segnare una pausa più decisa senza scollegarmi dal discorso che precede.

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