Un guaio che non è stato preso in esame

Un guaio che non è stato preso in esame

 

 

 

 

 

 

 

La natura tende alla contaminazione, crea caos e riordina continuamente. Ne fa una questione di sopravvivenza. La nostra realtà si regola allo stesso modo.Intorno a noi è una ridda di riproposte, riscoperte, rifacimenti – o come si usa – remake, rewriting – in una parola: rimpasti.

Con la disposizione dell’onda che insegue e raggiunge l’altra onda, il passato entra nel presente per plasmare una possibile proiezione. Materie nobili e detriti si affastellano senza che tra loro esistano più barriere distintive, separazioni o etichettature,
giudizi discriminanti che appena prima le aveva incasellate nelle rispettive categorie.
Proprio quando i confini sfumano si può riplasmare un paesaggio.

In definitiva questa raccolta di liriche ( anche se pare improprio chiamarle esclusivamente liriche ) è un libro di contaminazioni.
“ il pop non è un’esaltazione del nulla “  – un’ affermazione che traduce il principio fondante, il basilare assioma da cui muove la mia ispirazione – che al contrario vi individua la più autentica espressione delle epoche, della gente che interagisce e respira all’interno del proprio tempo, modellando spesso realtà che lo travalicano – per questo vi si immerge senza pregiudizi o prevenzioni, e senza alcun timore di sporcarsi, di assumere un tono sciatto o di perdere in autorevolezza.
All’interno della raccolta prevale una mescolanza non solo linguistica ma anche di generi artistici ( cinema, video, web, socialnetwork, fantasy, musica ecc.) non solo di serie A ma anche B e C fino al fotoromanzo e al feuilleton. grosso guaio a chinatown
Più che una raccolta poetica tradizionale, ci troviamo di fronte quindi a un’esplorazione di confini dove il confine: – Misura l’altezza di un viaggio,/ e lo portiamo dentro come/la corda funambolica che/ raccoglie echi di tempo e spazio. – Una tensione continua che ha come obiettivo una fusione e un superamento dei generi, e più specificatamente, del margine tra la prosa e la poesia, nel tentativo di raggiungere una formula “né familiare né antica, ma elegante, maestosa, distinta dal dire comune” (Giacomo Leopardi) – e con Leopardi d’accordo nel ritenere che ” Una lingua non è bella se non è ardita, e in ultima analisi troverete che in fatto di lingua, bellezza è lo stesso che ardire…” .
A questo punto vi chiederete: – Va bene, ma i contenuti?-
Ma come, dopo tutta questa manfrina pretendete anche i contenuti?!…
Se fossi una ” parlatora ” riuscirei a esporvi sofisticate architetture di carte, mi esibirei in barocchismi mentali; volteggi al trapezio per vostro esclusivo uso e consumo. Al contrario spesso provo ( udite udite ) una certa diffidenza nei confronti delle parole, specie quando sono troppe e gratuite.
Se non avete mai letto le poesie di Jorges Luis Borges, ve le raccomando, costituiranno una piacevole scoperta.
Nell’attesa, proprio su questo blog potrete trovare nella bandella a lato una sua definizione che trovo particolarmente illuminante: ” Ogni poesia è misteriosa, nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere. “( Jorge Luis Borges )
Come sarebbe possibile contraddirlo. La poesia si affolla di echi mentre mutano gli elementi intorno a lei, oppure piomba a capofitto in un ambiguo silenzio – e nel caso sbagli il bersaglio, tace immobile dentro un sonno vuoto.
Nella maggior parte dei casi, di tutto questo il poeta è inconsapevole.
Se proprio desiderate qualche indicazione posso dirvi che la mia l’attenzione si è volta a scandagliare il limite, la demarcazione tra l’esistenza e la non-esistenza – che non consiste nella morte, ma nella mancata partecipazione alla vita e alla sua caleidoscopica vertigine, l’assenza di coraggio nell’affrontarne il peso, la forza, così come l’incapacità ad abbandonare le direzioni sbagliate, i vicoli ciechi. Una galleria di personaggi che hanno catturato la mia curiosità spingendomi a scandagliare l’animo umano, investigare sulle loro vicende, fermarli all’interno dei loro spazi con sguardo mobile, pronto a incursioni veloci per sorprendere grumi psicologici, senza perdere di vista certe aree di natura sociale. Confesso di aver sempre amato molto il pittore William Hogarth, pensate che questo possa indicare qualcosa? No, non credo, è solo una mia sciocca divagazione.

All’interno di questo blog sono state presentate alcune delle poesie presenti nella raccolta, che troverete sotto i titoli L’ora di ricreazione, Cavalieri dell’apocalisse, Pro-ana mvmt, Un altro tipo di voce..

Di seguito è riportato l’incipit del brano più ampio dal titolo Chinatown.

Chinatown

chinatown1

 

 

 

 

 

 

 

 

Non ricordo molto del quartiere
che mi trovai ad attraversare una sera d’inverno:
pilastri e portici scuri, insegne e luci
impresse nelle pozzanghere – ai lati della strada
la neve che sotto la pioggia diventava
trasparente e grigia.
Dal nulla schizzavano fuori dei cani che s’intrufolavano
tra le gambe dei passanti: gli abiti sussultavano
appena un attimo dopo, senza aver il tempo di
sorprendersi per qualcosa che li aveva sfiorati
scomparendo subito.
I cani filavano via con le code tese, imboccando
vicoli trasversali dove sprofondavano nell’immondizia
e occhieggiavano dagli scatoloni vuoti.
Animali nati da uno sbuffo di fumo delle caldaie
e condensati in una ganascia d’aria gelida.
Non mi sorprendeva la marea di cappotti che continuava
a urtarsi sul marciapiede e attraversava sull’altro lato.
Era una vigilia di lanterne e lumini; code di pavone
aperte a ventaglio gonfiavano di lusso le vetrine.
Un piccolo drago ondeggiava appeso a fili
duri e lucidi, per essere additato, esposto a
un tribunale di sussurri e sguardi curiosi.
Aspettava di essere acceso come l’ultimo scrigno
della tentazione, per bruciare aggrappato alla virtù.
Come dicono nelle leggende che “ da grasso diventa magro
e prova a distinguersi con un fumo che cambia colore,
qualcosa di trasparente e arrotolato
come l’abito nuovo della sapienza,
coerenza appuntita e scaltra. “
I campanellini dei negozi suonavano in continuazione,
i clienti sostavano e si urtavano entrando.
Scelsi un emporio di cappelli, pipe, amuleti, borse intrecciate,
paralumi, vestaglie di seta, occhiali senza lenti e ciocche di
capelli finti. Merci scombinate, astruse – fuori,
completamente fuori da ogni tipo di trama.
Spinsi la porta che mi annunciò con una cascata
di bastoncini metallici. Entrai senza vedere nessuno.
Il locale vuoto mi accolse scintillando, come se
dal soffitto scendessero perline scoppiettanti.
Il trillo della porta sfumò nell’aria.
Sentivo dei passi sopra la mia testa, ma il proprietario
ai piani superiori restava una presenza vaga e indistinta.
Di sicuro parlai con un commesso poco solerte
che spuntò dalla tenda sul fondo con un inchino
e un sorriso agro.
Irreale e spazientito proprio come un commesso.
Il clima era propenso agli acquisti e non feci opposizione.
Pagai con soldi esatti, senza bisogno di aspettare il resto.
Il giovane estrasse da una scatola a fianco un tessuto ricamato
e piegato in quattro, lo distese sotto i miei occhi e
mentre stavo per andare, mi afferrò la manica,
schiacciandomi il braccio sul bancone – disse:
– la milionesima fibra di questo scialle
appartiene alla sua vita e le dà diritto
a uno sconto speciale. –
……………………………………………………………..

Da Un guaio che non è stato preso in esame – Emma Pretti – Società Editrice Fiorentina, Firenze, febbraio 2014

Il libro è disponibile su  http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=3613

oppure su  http://www.ibs.it/code/9788860322814/pretti-emma/guaio-che-non-e.html

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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