Del perché l’Italia non può farcela

Nonostante i nostri ministri si affannino a dichiarare a ogni occasione e nelle più diverse trasmissioni radio-televisive che la ripresa è alle porte e ci sarà indubbiamente tra poco, pochissimo – nel ripetersi di numerose situazioni dalle componenti simili, appare chiaro che in Italia non esistono le premesse per uscire dalla crisi, per non parlare poi di riuscire a darsi una scrollata e rimettersi al passo con gli altri stati, guadagnando nuovi spazi di stima e di mercato.
Non ho intenzione di fare discorsi teorici, di natura astratta e di ampia visione, in grado di sussumere il maggior numero di implicazioni possibili. Voglio semplicemente illustrare un esempio che reputo emblematico nell’ambito della situazione italiana.
Non sono in molti a conoscere il Gruppo Mossi e Ghisolfi, fondato nel 1953 da Vittorio Ghisolfi, una multinazionale italiana che ha sempre operato nel campo delle plastiche e della chimica con sede a Tortona, e che negli ultimi anni si è dedicato alla ricerca scientifica di nuove fonti di energia pulita, scoprendo la maniera di ricavare bioetanolo da materiali di scarto e dalla canna comune. Alla scoperta è seguito un notevole investimento per finanziare la creazione di un polo per la produzione di questo biocarburante, che avrà sede a Crescentino, in provincia di Vercelli.
Oggi il Gruppo Mossi e Ghisolfi è inoltre all’avanguardia mondiale nello sviluppo delle tecnologie che consentono di ottenere biocarburanti e prodotti chimici da varietà vegetali non alimentari, tramite la tecnologia PROESATM, risultato di un investimento di cinque anni e di 140 milioni di Euro.
Purtroppo però le cose stanno così: l’impianto trova difficoltà nell’approvvigionamento della canna comune, poiché le regioni ne vietano la coltivazione su terreni vicini o adiacenti i parchi naturali, motivando questo divieto con la definizione di coltivazione alloctona – vale a dire non originaria della zona – quando neanche mais, soia e pioppo ( di provenienza canadese ) lo sono, ma vengono ugualmente introdotte e coltivate.
Bisogna precisare che questo tipo di coltivazione non prevede l’uso di concimi e pesticidi e non risulta dannosa all’ambiente circostante – neanche dal punto di vista economico, poiché la produzione di bioetanolo non usufruisce di sovvenzioni pubbliche e/o governative, a differenza di quanto accade per le centrali a bio-gas.
La sua scarsa incidenza su entrambi questi fronti non richiama però punti a suo favore. Si vede ugualmente negata la coltura in nome di un confuso razzismo di natura botanica non ben delineato e che a livello legislativo tende a fare di ogni erba un fascio ( mai espressione risultò più aderente).
Per come siamo messi, ci sarebbe in realtà da augurarsi che il nostro diventasse un paese di ” canne al vento”.
Qualcuno potrebbe obbiettare che Il Gruppo M e G, essendo una multinazionale potrebbe rifornirsi dalle coltivazioni in Brasile o in altri paesi in via di sviluppo – e perché non da noi, creando una rete di indotto che, date le nostre condizioni, non può essere che la benvenuta?
Non possiamo condannare l’Italia a presentarsi, secondo lo stereotipo, come un paese esclusivamente paesaggistico, museale, stiloso, artistico, barocchetto, medioevale, pompeiano, archeologico, buongustaio.
Idee e innovazioni sono componenti assai fragili se fronteggiano un trinciatutto di vischiosità e fili spinati di natura legislativa e cavillosa. Gli incentivi e le sovvenzioni governative dimostrano il loro profilo di fuffa politica, e se anche non lo fossero, finiscono comunque con lo spiaggiarsi in aree remote, col rischio di alimentare circuiti chiusi.
Alle imprese il compito di avanzare a fatica nella palude burocratica e legislativa e i suoi intricati intoppi assolutamente sprovvisti di senso della realtà, dove finiscono per incagliarsi sia le piccole imbarcazioni che le grandi navi dell’eccellenza italiana, sotto gli occhi e i disinteresse di tutti.

Senza dubbio vi chiederete cos’ha a che vedere tutto questo con la poesia o la ricerca poetica. In realtà vi sono più cose in terra e in cielo che riguardano la poesia di quanto si possa immaginare.
Un paese che arretra e ignora le innovazioni non crea cultura, produce dubbi e apprensioni diffuse, le quali a loro volta si adoperano per proporre catene di cliché ideologicamente corretti e una vasta gamma di timorosi conformismi riproducenti se stessi all’infinito.

Annunci

Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
Questa voce è stata pubblicata in denuncia, segnalazioni, valutazioni e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Del perché l’Italia non può farcela

  1. ohssantocielo, questa con le latre e via! il futurometro del bel paese purtroppo segnala sempre nubi all’orizzonte. Siam messi bene!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...