” Esse est percipi “

Prendendo spunto dall’ultimo post dell’amico Arturo Robertazzi http://rilassati-luniverso-e-solo-una-simulazione-al-computer/ – ho pensato di riproporre alcuni punti del pensiero del filosofo e vescovo irlandese George Berkley ( 1685-1753 ) – pensiero che nonostante le sue parabole vertiginose, alla luce dei più recenti interrogativi sulla natura della realtà virtuale, assume un incredibile alone di contemporaneità e lungimiranza.
Berkley ha un grosso problema religioso. Il suo obbiettivo è combattere l’ateismo, per questo non vuole concedere nulla al materialismo, neanche l’esistenza della realtà materiale.
Procedendo da Cartesio ( le idee innate) e dal suo contraltare J. Locke ( empirismo ) e come loro individuando nella mente il luogo della conoscenza, coniò la frase che funge da perno al suo pensiero: esse est percipi – cioè l’essere delle cose sta nel loro essere percepite – e in nient’altro.
Se è vero che gli oggetti della conoscenza sono le idee della mente, solo queste sono esistenti e non esistono cose materiali al di fuori della percezione umana. La realtà esiste solo se viene percepita, e anche se noi in certi momenti siamo assenti da una certa realtà, è Dio a garantire la realtà delle cose anche quando non le percepiamo perché Dio le percepisce in continuità. Berkley parte dall’assunto che se gli oggetti dell’umana conoscenza sono le idee della mente, queste soltanto sono esistenti ed è assurdo credere che ci siamo cose materiali al di fuori della percezione umana.
Il suo pensiero mirava a combattere l’ateismo e il deismo inglese del ’700, il quale a sa volta faceva riferimento a una religione naturale a cui gli uomini possono aderire con la ragione e che se anche non portava all’ateismo, si mostrava molto anti-religiosa contrapponendosi a ogni religione rivelata.Questa posizione finì per dominare nella cultura illuministica del settecento europeo , la quale a sua volta rappresentava la risposta alle guerre di religione tra cristiani che avevano insanguinato l’Europa per quasi due secoli.
Vorrei riportare due frasi di Berkley che mi paiono abbastanza significative ed esplicative : ” L’essere delle cose consiste nell’essere percepite, nelle idee della nostra mente. Le idee non sono creazioni della mia volontà: c’è dunque qualche altra volontà, ossia un altro spirito che le produce” e ancora ” L’esse delle cose è un percepi e non è possibile che esse possano avere una qualunque esistenza fuori dalle menti o dalle cose pensanti che le percepiscono ” –

Ogni tempo ha i suoi interrogativi e le sue richieste culturali, la realtà virtuale ripropone nuovi stimoli, nuove situazioni che riportano alla luce istanze immaterialistiche, istanze che nel corso della storia si sono già riproposte con forza in altre diverse forme.

Per tornare alla realtà virtuale, ecco un es. : le nostre identità virtuali in rete spesso non corrispondono alla realtà,vengono da noi manipolate se non addirittura contraffatte, non sono reali, ma con esse creiamo relazioni, dialoghiamo, mettiamo in gioco emozioni e sentimenti che sono veri nella nostra mente mentre le relazioni virtuali hanno il loro “essere nell'”essere percepite”, ed in null’altro, poiché in questo caso una realtà oggettiva non esiste.

Il post di Arturo Robertazzi prosegue dichiarando che ” Savage e il suo team afferma che esiste una forte evidenza statistica che il nostro universo sia in realtà una elegante simulazione al computer. ” – da ciò deriva la naturale domanda che anche l’autore del post si pone: ” chi sono i creatori della realtà simulata? Perché hanno realizzato la simulazione? E poi: possiamo contattare gli altri livelli della realtà? ”

Anche Berkley parla di un’altra volontà e di un altro spirito che produce in noi le idee di una realtà che materialmente non esiste.

Mi viene da ripetere che ogni tempo ha le sue richieste culturali, ma soprattutto anche quando le domande sono le stesse, formula risposte differenti e portatrici delle caratteristiche dell’epoca. Al quesito: chi sono i creatori della realtà simulata? – la nostra era tecnologica si orienta verso una visione meccanicistica e materiale – buffo dal momento che la realtà viene indicata come virtuale – e identifica lo spirito creatore con un’entità di natura extraterrestre e non più trascendente, un ente immerso nelle profondità e lontananze del cosmo, non tanto ultraterreno quanto appartenente a un ultra-mondo. Una concetto che personalmente giudico piuttosto infantile, quasi una retrocessione, in quanto questa/e essenze non risolvono la domanda ma la ripropongono a un livello superiore: chi crea la realtà per i nostri stessi simulatori?
In questo ambito Berkley ci avviluppa nella sua filosofia che produce interrogazioni di grande attualità.
Scopriamo che le intuizioni e i dubbi rimangono uguali, e continuano a tormentarci.

Emma Pretti

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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