Difendere l’indifendibile

Difendere l’indifendibile contro ogni luogo comune, anche il più ricco di buon senso, libera una discreta carica adrenalinica, sprigiona ossigeno, come dalla schiuma di una mareggiata; ripulisce dalle scorie accumulate lungo i tragitti usuali.
L’indifendibile in questo caso è Fabrizio Corona – bello e bullo.
L’opinione pubblica gli sta quasi tutta addosso e la magistratura, da sempre ligia a tutti i potentati di questa terra ( politici, finanziari, burocratici, imprenditoriali, mondani…) non ha alcun problema, anzi magari un sottile piacere, ad accanirsi nel togliere di mezzo un elemento carico di reati secondari e di uno che pare particolarmente odioso: il ricatto.
Reato che colpisce – ma pensa – sopratutto individui ai vertici o semplicemente in qualche modo famosi.
Personalmente considero il ricatto un crimine meno detestabile della truffa.
Infatti mentre la truffa è un’azione infida di uno o più individui, che spregevolmente si abbatte su persone o famiglie del tutto ignare e innocenti ( a volte perfino un po’ ingenue, disorientate o solo inesperte – pensate per esempio a quanti piccoli risparmiatori si sono imbattuti in titoli tossici proposti da banche o consiglieri finanziari) il ricatto presuppone nella vittima un comportamento già di per sé non lindo, non integerrimo, e coinvolge qualcuno un poco poco mariuolo, inzuppato nel migliore dei casi in qualche mascalzonata.
Nel caso di Corona, a innervosire i protagonisti di questa italietta parodistica e sostanzialmente amorale, non sono state tanto le smargiassate quanto la sua capacità di superare la protezione di guardie del corpo e addirittura secondini per piazzare una macchina fotografica proprio là, in una metaforica tazza del cesso, testimone di azioni e atteggiamenti sconvenienti – e la cosa suona tanto più pertinente e dilatata se consideriamo che anche questa crisi economica si basa sulla pressoché totale mancanza di etica.
In assenza di briglie morali, il timore della ritorsione di un ricattatore chissà che non risultasse moralizzante, una specie di barriera repressiva come poteva essere l’idea del demonio in epoca medioevale.
Un po’ di apprensione nel sapere un simile elemento ( e altri come lui) sguinzagliato nei dintorni di ville, luoghi ameni e non, in grado di pagare anche guardie carcerarie (dimostrando come tutto sia possibile, corrotto e corruttibile) poteva avere al limite conseguenze positive.
Con vertiginoso ribaltone Corona, per effetto involontario,si traveste da fantasmagorico e pacchiano emissario di satana nel ruolo di “giustiziere della notte”.
Ma Fabrizio Corona non è Belzebù, bensì uno sfacciato Zaccaria-diavolo di terza categoria, per questo lo hanno spedito nel carcere di Busto Arsizio*- famigerata galera – riservandogli, con sadica soddisfazione, un trattamento da Hannibal the Cannibal, da cui chissà come ne uscirà.

* Il carcere di Busto Arsizio è stata segnalato dalla Commissione Europea come “non corrispondente alla carta dei diritti umani”.

Una lettura interessante è senza dubbio: http://www.ilpost.it/filippofacci/2013/01/26/difendere-fabrizio-corona/

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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4 risposte a Difendere l’indifendibile

  1. arteletteratura ha detto:

    Ciao, ti scrivo per chiederti se ti va di partecipare alla rivista del ring http://ilcircolodellearti.myblog.it ; se sì ti invio la mail che ho inviato anche agli altri partecipanti. A presto!

  2. masticone ha detto:

    Maledetto cellulare
    Volevo scrivere
    Sei speciale …

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