#Femminicidio ed economia

#Femminicidio e spread – sembra il titolo a effetto della terza pagina di un qualsiasi quotidiano – invece è la scintilla per l’accensione di una (breve) analisi del fenomeno alla luce dell’odierno panorama economico.
Lo spirito umano si presenta come un ineffabile elemento più contorto che complesso. A prima vista potrebbe apparire profondo come l’insondabile segreto delle piramidi – ma proprio come questo mistero scopriamo alla fin fene essere il frutto di semplici conoscenze e calcoli basilari, così il genere umano mostra di rispondere da millenni a pochi istinti fondamentali, che vengono organizzati dagli stessi individui in aggregazioni sociali funzionali al concetto di convenienza.
Convenienza che risulta essere economica prima di tutto, perché da lì dipende la sopravvivenza dell’individuo, della prole, del gruppo, della società stessa.
Le persone, la società e tutte le manifestazioni derivanti – religiose, politiche, culturali, etiche, artistiche, filosofiche – sono inerenti al tipo di condizioni economiche vigenti – dalle tribù primitive fino ai giorni nostri, un regime agricolo e staziale, o piuttosto pastorale e nomade, produce stili di vita e di pensiero totalmente differenti e spesso contrapposti.
Definire un’economia ricca piuttosto che povera, e viceversa, fa un’enorme differenza; dalle risorse disponibili dipende l’aspetto fisico di un popolo, la sua intelligenza, il profilo caratteriale, lo sviluppo delle sue attività peculiari, le relazioni e interazione tra i singoli e i gruppi che lo costituiscono, religione, cultura, arte, filosofia.
Per evitare ulteriori giri di parole, è il caso di affermare che la quantità di cibo nel piatto determina il mondo.
Un rapido sguardo alle varie epoche storiche, permette di dedurre che a periodi di crescita economica ( e relativo alleggerimento dei problemi di alimentazione con tutti i suoi correlati) seguono, e a volte corrispondono, ulteriori aperture morali, artistiche e ideologiche nei confronti dell’individuo e/o di gruppi sociali, spesso conseguenti a rivendicazioni più o meno energiche o pulsioni interne alla società stessa. Affrancato dai problemi economici, l’individuo e i gruppi pretendono nuove libertà.
Viceversa i momenti di crisi e recessione portano la società ad arroccarsi su posizioni più tradizionali, collaudate e meno dispendiose in termini di energie emotive e materiali. Oppressi da problemi economici ( e di sopravvivenza ) certi individui si rifiutano di assimilare istanze che li costringerebbero a rimettere in discussione il loro mondo morale, già strattonato e squassato da problemi quotidiani che si fanno sempre più opprimenti.
Il campo delle libertà morali tende a restringersi e a farne le spese sono le categorie sociali più deboli, le classi basse e medie, proprio le più colpite anche nel settore lavorativo e finanziario. Sotto questo punto di vista, le separazioni coniugali rappresentano un onere e un impoverimento, un peso per il conto in banca soprattutto da parte maschile.
Ci si potrebbe domandare perché proprio in Italia e non in Francia o Spagna.
Il peso economico delle separazioni va ad aggiungersi a una pratica ( il divorzio ) che nel nostro paese non è stata mai completamente assimilata, e si insedia in un terreno culturalmente ben fertilizzato in termini chiusura mentale.
La chiesa cattolica con il suo sessismo ha sempre negato alla donna una dignità di azione e decisione, fatta eccezione per la figura della madre e di una femminilità dedita al sacrificio.
Questa impostazione ha lasciato libero spazio allo sviluppo di una mentalità distorta dell’onore maschile sfociata nel “ possesso d’amore” e nel delitto passionale – per molto tempo tollerato anche dal nostro sistema legislativo.
Sopra questo retaggio culturale ora si aggiunge il peso economico relativo a queste situazione e il partner maschile si vede risucchiato in una spirale di lesa dignità morale ed economica.
Quando un uomo possiede poco o nulla può sempre avere diritti sulla moglie.
Sembra pensare il maschio italico.
La prova sta nel fatto che nelle classi alte e medio alte, le separazioni vengono gestite in modo più disinvolto, segno che la tranquillità economica e il possesso di maggiori beni, cancellano la necessità di far sentire il proprio dominio su un individuo.
Nel caso di coppie giovani e non sposate, molti vivono una situazione di precarietà lavorativa e sociale – ci si può trovare allora di fronte a psicologie particolarmente traballanti e morbose, incapaci di gestirsi su altri piani, che non accettano di vedersi rifiutata un’identità sentimentale.
In queste situazioni di tentativo di “restaurazione”, è la politica, con il suo potere di legiferare, a dover proteggere le libertà acquisite dalla società e dall’individuo. Inoltre è necessario che le donne facciano sentire la loro voce e combattano una “guerra di posizione”, difendendo i diritti ottenuti pochi decenni fa.
Gli strumenti per stringersi democraticamente intorno a determinati problemi sono molti, facilmente accessibili e in grado di abbattere le barriere delle distanze, creando un unico spazio di confronto.
Il progresso tecnologico ci offre i suoi mezzi, ma non crea pensiero avanzato se noi lasciamo che si atrofizzi e non lo alimentiamo con la stessa determinazione che ci ha condotto a questi stessi traguardi.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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10 risposte a #Femminicidio ed economia

  1. chocolate tales ha detto:

    ci pensavo questo natale: gli errori dei maschi sono le colpe delle donne, questo ci insegnano.

  2. arteletteratura ha detto:

    Ciao e complimenti per i post davvero interessanti. Poichè mi piace molto quello che scrivi desidero chiederti se ti va di iscriverti al ring http://ilcircolodellearti.myblog.it . Mi farebbe davvero molto piacere. A presto!

    • emmapretti ha detto:

      Ti ringrazio molto per l’attenzione, nonché l’apprezzamento e l’invito, che ho accolto subito con piacere ma mi sono trovata di fronte ad alcune difficoltà nell’iscrizione, mi puoi essere d’aiuto? per es. : tutti i campi devono essere compilati?
      In attesa, ancora grazie. Ciao, Emma.

      • arteletteratura ha detto:

        Certo, tutti i campi devono essere compilati. Se hai ancora difficoltà, inviami i seguenti dati e provvederò io ad iscriverti: nome e cognome (anche finti), nickname, indirizzo mail, URL del blog, URL del feed del blog. A presto!

  3. emmapretti ha detto:

    Penso di aver superato le difficoltà e credo sia andato tutto a buon fine. Ciao 🙂

  4. margherita ha detto:

    ho letto i tuoi articoli sul tema delle donne e del femminicidio e vorrei invitarti a parlarne con noi in un incontro a Viareggio il prossimo 21 febbraio. Se pensi di essere libera e ti fa piacere l’idea rispondimi per mail

    Margherita Rinaldi
    Portavoce delle Donne Democratiche della Versilia

    • emmapretti ha detto:

      Sono lusingata e vi ringrazio dell’invito ma gli impegni lavorativi non mi permettono lo spostamento. Se serve potete comunque citare i miei due post e i miei interventi su twitter – @emmapretti apparsi ormai da qualche settimana. Ancora grazie e ciao! 🙂

      • margherita rinaldi ha detto:

        domani leggeremo parte dei tuoi post, citandone ovviamente la fonte, grazie e spero che troviamo l’occasione per incontrarci, un caro saluto
        Margherita

      • emmapretti ha detto:

        Mi rendi felice e onorata di poter partecipare anche se non in prima persona. Il mio è un piccolo contributo, ma se una sola voce può perdersi, un insieme ha tutta un’altra risonanza. Ancora grazie per la considerazione. Anch’io spero ci sarà una prossima occasione.Ciao e auguri, Emma.

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