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Scende la sera nel vento severo di ottobre che ammucchia nubi grigie su un fondale cupo e turba il tramonto, lacerato nell’azzurro, con stracci di nuvole violacee – intanto raccolgo  brevi notizie, spezzate da intervalli di incompletezza, laconicità pronta a vibrare per una pausa, un vuoto, un’assenza.

Io e Valeria chiacchieriamo davanti a un noioso documentario tanto per arrivare all’ora di cena – e così vengo a sapere che Amedeo è sempre in Australia dove, dopo aver lavorato in una “farm”, ha trovato posto in un villaggio turistico e cerca di curare graficamente siti internet ( quando e se gli capita ) – nel frattempo su facebook chiede agli amici notizie di Vittoria, addirittura a volte comunicano anche tra loro, ben protetti da questa distanza che li preserva da sofferenze e tormenti.

Amedeo è un bel ragazzo e tra abbronzatura, mare, surf e un’inglese notevolmente migliorato, sarà indubbiamente preso d’assalto da bionde australiane e non, finendo di cambiarle come le magliette secondo l’ora del giorno – anche se temo che Dieci ragazze per me di Lucio Battisti, sia la canzone che gli calza ancora a pennello.

Ora so per certo che Vittoria sta con uno tizio alto e bruno, che personalmente trovo un cesso, ma se la tira come un elastico, si considera  gran figo e grand’uomo ( nel modo tipico dei suoi ventisei anni ) e non è un  morto di fame.

Vittoria si sente ben poco coinvolta da questo grosso asparago, ma proprio per questo sembra felice. Non prova più paura, desiderio, nostalgia, smarrendosi in pensieri che si moltiplicano senza posa, senza sapere il perché della paura-desiderio-nostalgia per l’assurdo imbroglio di un eden promesso e alla fine frantumato. Il mondo di amicizie, conoscenze, incontri, feste ha ripreso a girare con le sue tinte sgargianti. I colori sono nitidi, vivaci e lei può dedicarsi alle cose senza combattere con quel pensiero che la trascinava continuamente via. In questa prospettiva il grosso asparago al suo fianco prende un senso,  presenza senza spine, innocua, che diventa persino piacente.

Come avrete capito, non parteggio per l’amore. Troppo spesso nell’amore la felicità non viene contemplata, s’impenna come un urlo che squarcia il petto, rimescola il nostro essere, squassa il cervello, annebbia, confonde, mutila l’esistenza privandola dei suoi caleidoscopici arabeschi.

Sono convinta che in questo periodo Vittoria è d’accordo con me e condivide in pieno il titolo di un mio racconto di qualche tempo fa ” La mancanza d’amore non è sempre un male “.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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2 risposte a News

  1. chocolate tales ha detto:

    Lucido, cinico e profondamente poetico. Il tuo sguardo coglie la realtà in pieno, quella realtà che molti vedono offuscata, o vogliono vederla così.
    Io parteggio per l’amore, malgrado raramente porti con sè la felicità.
    O forse proprio per quel “raramente”.

  2. emmapretti ha detto:

    Vorrei condividere con te la speranza in quel regalo raro che pensiamo porti con sé l’amore.
    Prima di pronunciare ” amore ” dovremmo dare un’occhiata a ” metafisica della sessualità ” di Schopenhauer – molte cose sarebbero subito più chiare. Un salutone 🙂

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