Qui non si dorme mai

Ho un parente che fa cose strane. Pensieri contorti sopra ogni cosa: il passo carraio, il tappeto di lana, il barometro, il ronzio del frigo. Non ama gli alberi ma adora i prati verdi – solo  prati, è quello che vorrebbe vedere intorno a sé. Ogni anno con la bella stagione va in paranoia e comincia a misurare l’erba controllandola a filo. Con la mano ferma in orizzontale, pareggia come se avesse la livella di un muratore. Si abbassa quasi a raggiungere la linea del terreno, registra le sporgenze e valuta che il taglio debba giungere a un tot. Il giardiniere resta fermo alle sue spalle, ascoltando con  sopportazione. Gli tocca, e non c’è niente da fare; un lavoro o un altro per lui comunque sarebbe uguale. Ciò che fatica a digerire è questo rigore svizzero che finisce per angustiargli le giornate.

Non sono stravaganze divertenti, ma piccole micce sparse dappertutto per accendere d’irritazione l’animo di chi gli sta accanto.. Dopo una breve corsa ti scoppiettano sui calcagni e bruciacchiano l’orlo dei pantaloni ogni volta che possono.

Il suo ragionamento non è inquinato dagli anni, mi pare così da sempre e i contatti si fanno sempre più difficili.

Il medico di famiglia consiglia la pazienza. Dov’è che si compra? E’ fatta come: una forma, un colore?  No, direi più simile a una bottiglia da mezzo litro, dove butti dentro l’irritazione quando i fili cominciano ad andare in corto. Percepisci chiaramente schiocchi e sfrigolii, poi l’odore di bruciaticcio che si ferma tra  te e lui – se riesci a dar tempo, alla fine scompare.

La rabbia sta nel fatto che bisogna dargli retta; bisogna per forza, e tentare di arginare le boiate e limitare i danni.

Come l’ultima trovata per riuscire a guadagnare un extra del tutto esentasse e dare alloggio ai giovani impiegati squattrinati. “ E’ un ottimo rimedio per risparmiare “ – ha fatto scrivere sull’annuncio – E consiste nel piazzare delle tende da campeggio dentro il nostro ampio garage per affittarle poi a giovanotti provvisti di un lavoro serio anche se temporaneo. Il prezzo è modico, ma esorbitante, visto che finiscono per svegliarsi in pratica dentro un accampamento.

Ha inventato per loro una nuova bohème, attraverso la quale potranno sperimentare tutta una serie di angustie e abbattimenti morali, nonché l’impulso di fuggire affrontando traslochi disastrosi e perdite inaspettate – come sempre succede quando ci si muove sotto l’impulso della disperazione.

Al primo tentativo di andarsene verranno ripuliti di un bel po’ di averi, come risarcimento a danni reali o presunti: lo vedo in grado d’inventarsi qualsiasi cosa.

Famelico come lupo Ezechiele, e allo stesso modo ostinato in operazioni inutili, è fermamente convinto che la penuria di piccoli appartamenti in affitto nella nostra zona spianerà senza dubbio la strada al suo spietato progetto –  al giovane Lupetto di solito non resta che sospirare e cercare di contenere i danni.

Ho provato l’indifferenza. Ho provato a non reggerlo. A dirgliene quattro. A sparire per giorni.

Ho cercato di sorridere di fronte a lui e piangere di nascosto. Ho sparato ironia e sarcasmo a raffica. Mi sono sforzata di comprendere, e all’opposto, di lasciare che l’ira stravolgesse i miei lineamenti creando dei fragori tra le pareti di casa ritinteggiate d’obbligo una volta all’ anno.

Ogni volta riesce sempre a difendere le proprie ragioni con prepotenza, a essere più collerico di me, a insultare più di me. A mortificarmi. A rispondere con un impeto d’ira raddoppiato.

Probabilmente la sua segreta ambizione è quella di mandarmi al manicomio.

Le mattine mi sveglio sempre rabbiosa. A raccontarle, le stramberie psicopatiche sono una specie di barzelletta per gli altri che non hanno intenzione di aiutarti in alcun modo. E a guardar bene neanche potrebbero.

Ho pensato di recarmi io dallo psicologo, ma è stato peggio.

Provavo un così grande bisogno di quiete, unito a cura, protezione e affetto, che mi innamorai dell’analista. E finii col soffrire di più: era sposato e non avevo speranza.

Pensare che mi sentivo così bene circondata dalla sua considerazione e dal caloroso incoraggiamento a non farmi guastare le giornate. Accanto a un uomo così – ero convinta – non si sarebbero mai guastate –  Ero fragile.

Sono rimasta a mollo nelle lacrime un anno intero prima di digerire questo boccone amaro. Altra dura lezione – come se quelle precedenti non fossero bastate a esasperarmi.

Poco tempo fa il mio bislacco consanguineo trascorreva le notti sparando razzi alle civette, colpevoli di disturbargli il sonno col loro grido –  e in aggiunta, per scongiurare qualsiasi intromissione fraudolenta, ha fatto installare un sistema di allarme che scatta anche per il semplice volo di un calabrone. – Più sensibile di così si muore – ha commentato con orgoglio.

Adesso le ore del riposo sono rallegrate da questa sirena  assordante: i vicini galvanizzati dal desiderio di strozzarlo possono trovare sfogo ballando il tip –tap, e l’oscurità limpida della notte risulta libera dalle civette.

Durante il giorno, sul retro della casa, a ridosso del muro di recinzione, tra le larghe foglie delle zucchine e le graticole dei pomodori, al suo comando prende vita un mini safari di impensabile crudeltà. Il giardiniere ha ricevuto ordine di sparare ai gatti che stazionano pigramente in cima al muretto e sonnecchiano beati nelle ore assolate del pomeriggio, riservando un particolare accanimento nei confronti di quelli che, in caccia o per diporto, sgusciano tra il folto delle verdure e degli arbusti.

Inutile che descriva in che modo la vegetazione si animi, i cespugli si scuotano e acquistino voci, soffi inferociti e grida travagliate.

Non posso oppormi; tra il parentado esistono inclinazioni condivise e qualcuno si trova d’accordo con l’ efficace trattamento di disinfestazione.

Come se non bastasse, secondo il suo personale modo di pensare, questa nostra dimora disgraziata, ormai abbandonata del tutto – e senza speranza – da civette e ogni specie di animale notturno e diurno – rischia di essere presa d’assalto periodicamente da orde di ladri e briganti.

Si è detto convinto che anche i furfanti più sprovveduti siano ormai in grado di disattivare un sistema d’allarme, manomettere una porta blindata, scardinare finestre con vetri anti-sfondamento.

(  – E allora perché installarli ? Non ti pare uno spreco di soldi ?-

– Macché !! Fanno semplicemente parte di un necessario percorso a ostacoli che può scoraggiare i gaglioffi meno preparati – mi delucida –  e oggi come oggi, credimi, sono veramente pochi quelli inesperti. C’è tutta una scuola del crimine che agisce alle nostre spalle e tiene d’occhio la proprietà altrui per colpirla al momento opportuno; si annida nei bar, dentro i locali notturni, negli scantinati delle case popolari e ( sembra incredibile ma è proprio così, l’ho saputo da un maresciallo in pensione ) nei retrobottega dei negozi per animali, quelli che smerciano anche specie esotiche, per intenderci, e si occupano di toeletta per cani –.  Il maresciallo gli ha spiegato proprio tutto.

– Inutile che fai quello sguardo scettico. Possono farlo, ti dico, intorno gli ruota un bell’ambientino sordido, strani personaggi che già commerciano al limite della legalità –

Non ha accennato allo spionaggio internazionale e per me è stato un sollievo.

( Per inciso: prima di dare spazio alle perplessità, sappiate che esiste un esercito di pensionati pronto a diffondere informazioni di questo tipo. )

Riteneva fosse seriamente necessario un rinforzo alle misure di sicurezza già presenti, ma non aveva ancora le idee ben precise.

Si prese due notti per rifletterci sopra. Due di quelle notti di cui solo noi possiamo godere: buie, oramai  del tutto immobili, per ovvie ragioni, con le tenebre che premono contro le imposte nel tentativo di sfondarle con il loro silenzio tombale. Probabilmente troppo cariche di un’atmosfera claustrofobia perché lui stesso riuscisse a reggerle. Così nel bel mezzo della nottata non faceva altro che passeggiare per casa accendendo tutte le luci possibili e pensando ad alta voce per scongiurare la fissità, il vago aspetto mortuario delle stanze.

Fortuna per me che nell’armadietto dei medicinali i sonniferi non mancano mai.

– Abbiamo protezioni concrete ma pur sempre inermi. Materia pura e dura, ma di carattere difensivo –  ci rese noto al termine delle sue riflessioni – Dobbiamo collocare qualcosa che sia d’attacco, insinuante e deciso nello stesso tempo. – Il mistero era fitto e le sue parole suonavano piuttosto astratte – CARTELLI ! – proruppe entusiasmato dalla sua stessa trovata – Cartelli che sembrino di avvertimento ma risultino respingenti come un urto. –

Lo spintone di un attacca brighe, per intenderci.  Qualcosa comunque a cui non riusciva ancora a dare connotati precisi.

Dopo aver  passato in rassegna con attenzione la pagina della piccola pubblicità sul quotidiano locale, si affrettò a contattare una ditta di infortunistica. Tra cinghie di sicurezza, stivali con rinforzo, elmetti per cantieri e giubbotti fosforescenti, l’azienda proponeva un vasto assortimento di cartelli informativi per aree pubbliche, luoghi lavorativi e privati. Si andava dal solito VIETATO FUMARE  a VIETATO AI NON ADDETTI, passando per  DANGER  e le classiche icone, tipo il cerino con croce nera per avvertire attenzione altamente infiammabile stai attento se non vuoi saltare per aria.  I privati di solito sceglievano le gettonatissime targhe del passo carraio e vietato l’accesso. Nell’insieme gli presentarono un assortimento piuttosto scontato.

Mentre il suo interesse ruotava da tutt’altra parte, si trovò costretto a esaminare avvertimenti come attenti al cane ( – Ma perché limitarsi a uno solo – replicò – sarebbe molto più efficace esibire un attenti ai cani. Incuterebbe senz’altro più timore – propose ai titolari, due fratelli, che accolsero l’osservazione con sguardo incredulo)  e area video-sorvegliata,  una targa che poteva dimostrare quanta tecnologia i proprietari fossero in grado di mettere sulla piazza per distruggere malintenzionati di ogni genere.

Non sapeva decidersi. Invitò uno dei due fratelli a fare un sopraluogo col pretesto di acquistare un buon numero di segnalazioni ( intenzione che invece non aveva) .

Arrivò il più giovane, nervoso e sollecito, esibendo un occhio pronto e competente, mostrando un’attenzione esagerata a ogni più insulso particolare, come se davvero si trattasse di una vendita importante. Li osservavo discutere con serietà e se non fossi stata troppo impegnata a vergognarmi per il semplice fatto di essere sua parente, ci sarebbero stati motivi per ridere.

Quell’uomo, ormai vicino ai quaranta, era un individuo alto e magro, con la schiena curva, portata naturalmente a inchinarsi e il naso a tagliacarte sopra  un sorriso che tirava due labbra sottilissime. Si considerava abile venditore, ma non sapeva con chi aveva a che fare e già da subito mi fu chiaro che non l’avrebbe spuntata in alcun modo.

In classifica il mio consanguineo si piazza di solito tra i clienti peggiori, da esaurimento nervoso. A suo parere quei cartelli non si imponevano, presentavano un tono troppo blando, avvertivano senza alludere ad alcuna minaccia nascosta.

– Sono affissioni a norma di legge – cercò di ribattere lo spilungone per sostenere la validità di quegli interventi – Qualsiasi altra scritta sarebbe puramente arbitraria, se non una vera e propria infrazione – ( Chiaramente non conosceva il soggetto che gli stava di fronte ).

Al mio caro congiunto la discussione cominciò a dare noia, così s’incaponì, iniziò una contrattazione feroce durante la quale rintuzzò tutte le argomentazioni di quel perticone che alla fine, col fiato corto, ripose tutto l’armamentario nella borsa e se ne tornò a casa.

Da parte del cliente però la questione non era certo conclusa, anzi, il colloquio giudicato interessante, gli aveva aperto gli occhi. Finalmente sapeva con precisione come muoversi.

Telefonò al fabbro di fiducia, contrattò una buona mezz’ora sul prezzo di quattro targhe ( una per ogni lato della casa ) da realizzarsi secondo le sue personali indicazioni. Dopodiché impartì le disposizioni necessarie.

Quindici giorni dopo, in un bel pomeriggio di sole, mentre ci stavamo concedendo un po’ di relax, sopraggiunse pimpante e fiero per mostrarci il risultato.

Nella forma le targhe non brillavano per originalità: poco più grandi del normale puntavano su un cromatismo classico, scritta bianca su fondo arancio. Al contrario il messaggio era addirittura sconvolgente, da capogiro. Si trattava di affiggere ai quattro lati della casa cartelli con su scritto: VAFFAN’CULO!  Con tanto di punto esclamativo.

Ammetto, senza timore di contraddirmi, che la cosa ha suscitato in me una certa ammirazione. Vorrei possedere metà del suo agghiacciante genio. Fissazioni così intime e radicate conducono a una sorta di potenza.

Se cercavate un esempio di lucida follia, eccone uno da manuale.

Sforzatevi solo di seguirne la sua logica portentosa, audace, non priva di una buona dose di perspicacia. Infatti sfido chiunque a trovare ladro, rapinatore, spietato malvivente, capace di sfidare una scritta di questo tipo. Neanche il più feroce serial killer sarebbe disposto a ignorarla e dopo averla letta e soppesata, finirebbe con l’indietreggiare di tre passi e abbandonare definitivamente il proposito.

Il malfattore non può non essere colpito da un’aggressione verbale così schizoide, offensiva e astrusa. Come se fosse stato scoperto. E’ uno schiaffo alle sue  più recondite intenzioni.

Questo cartello inoltre significa che oltre il muro, dentro la casa, protetto dalle pareti esiste un individuo assolutamente imprevedibile e capace di tutto, in grado di disseminare tagliole lungo le scale, possedere sciabole da samurai, occultare un cannone in terrazza dietro a una fioriera, piazzare un cecchino sopra il tetto dopo averlo camuffato da antenna televisiva – o mettere in atto chissà che altro progetto abnorme.

Immagino che le persona normali, come i semplici vicini di casa che si trovino a transitare accanto, lo farebbero senz’altro malvolentieri, oppressi da un senso di disagio e con una certa dose di turbamento.

A questo punto penserete che un tipo così non abbia amici

Non è del tutto vero. Coltiva con sorprendente cura particolari amicizie di tipo conflittuale. Come ad esempio quella con un nostro confinante, che è riuscito a trasformare il suo cortile in una specie di discarica, ammassandovi  tutto il lerciume possibile, da una vecchia ruspa a scatoloni che marciscono sotto la pioggia, sbarre di ferro, mattoni, bidoni, lamiere e ondulox. Guardare dalla strada la sua accozzaglia di roba risulta davvero sgradevole; è la vergogna del vicinato, ma non gli importa , anzi ci sguazza. Forse nel contemplarla trova una personale soddisfazione.  Non riesce proprio a fare a meno del disordine – e questo, è chiaro, fa andare in bestia il mio consanguineo, che al contrario, si chinerebbe a raccogliere un capello sul pavimento.

Non si incontrano di frequente, solo quando uno dei due parte in tromba per aggredire l’altro a parolacce; dopo la prima sfuriata, con piccoli cambi di direzione, il discorso prende tutt’ altro tono, affabile e confidenziale. Esiste tra  loro abbastanza diversità e stravaganza perché si sentano attratti e intimamente complici nella loro missione di rendere difficile la vita a tutti gli altri.

Anche se da anni continuano a rivaleggiare guardandosi in cagnesco da posizioni in apparenza diametralmente contrarie, tenendo conto che gli opposti si attraggono perché sono in fondo l’uno il rovescio dell’altro e si riconoscono a vicenda per alcune singolari affinità; i due arrivano a odiarsi con un fondo di indulgenza: nessuno chiede all’altro di cambiare, l’indispensabile è che gli offra spunti sufficienti per il prossimo stizzoso incontro.

Giunti a quell’età in cui molti divertimenti sono svaniti e i piaceri hanno perso di consistenza, si dedicano con passione a scuotere la sopportazione del loro piccolo universo, cercando caparbiamente il suo punto di rottura. E in questo ruolo si comprendono come nessun altro.

Per tornare al mio parente prossimo, in questi ultimi giorni ha letto sul giornale che esiste un sistema chiamato “ Mosquito “: è già stato sperimentato in altri paesi. Il sindaco di una città svizzera dice: “ Serve a tener lontano graffittari e vandali”. L’impianto è stato installato nella piazza del municipio. ( Tanto neutrale e pacifica ,la Svizzeradimostra di essere per lui una continua fonte d’ispirazione).

Emette rumori percepiti solo dall’orecchio di chi ha meno di venticinque anni.

In pratica si tratta di ultrasuoni che riescono a scacciare i giovani. Può servire ad allontanarli dalle strade circostanti per tutelare il riposo e la privacy. Possiede un raggio d’azione di cinquanta metri.

E’ stato un inglese a inventarlo, un certo Stapleton, che non ha trovato in patria immediata considerazione.

I trasmettitori a ultrasuoni diffondono una frequenza che solo i giovani possono avvertire. Con l’età, verso i venticinque anni, l’udito cambia e certi suoni non sono più percepibili.

INSOPPORTABILE: il suono emesso dall’apparecchio risulta così fastidioso da costringere chi ascolta ad allontanarsi dalla sua sfera d’azione. In territorio svizzero l’esordio misterioso di quest’invenzione sembra abbia portato buoni risultati, invogliando anche alcuni proprietari di supermercati inglesi a farne uso.

Adesso lui dice che nelle sere d’estate, i bambini dei caseggiati di fronte gli risultano particolarmente intollerabili. Si radunano nel giardinetto dei palazzi a rincorrersi, e anche quando sgusciano tra i garage sul retro inseguendo un pallone, le loro voci stridule e il tonfo della palla contro le serrande lo infastidiscono, disturbano la concentrazione e non gli consentono di leggere il giornale dopo i pasti con la dovuta tranquillità e attenzione.

E’ assolutamente necessario un fischio che li tenga lontani, serrati in casa possibilmente.

Ha deciso di comprarlo di straforo su internet, dal momento che forse verrà rimosso dall’elenco dei meccanismi legalmente consentiti.

Questa sirena prodigiosa fa giusto un lavoro pulito: è in grado di tenere a bada gruppi di  minorenni, ragazzi, bambini, meglio di qualsiasi sorveglianza, rimprovero o divieto.

La pubblicità dell’aggeggio mostra l’immagine di un giovane di bell’aspetto, sano, ciuffo bruno e folto con teneri ricci, che si preme con forza le mani sulle orecchie, esibendo una smorfia di dolore acuto e lancinante. E’ proprio ciò che vorrebbe poter infliggere; per sgombrare, ripulire, spazzare, riordinare, disboscare, desertificare alla fine zone sempre più ampie. Uniformare con una colata di cemento a presa rapita, suddividere con muri di prefabbricato da installare in tempi da record.

Disinfestare grazie a una velocissima passata di insetticida-funghicida-antibatterico. Con quattro telefonate sarebbe in grado di organizzare, nel giro di mezza giornata , un squadrone di elicotteri da

dirigere verso i quattro punti cardinali fornendogli un campo di azione illimitato.

Il mondo con uno come lui si trova una bella gatta da pelare.

Niente e nessuno è mai alla temperatura giusta per il suo palato, o potrà mai risultare idoneo al suo personale grado di sopportazione.

Se potesse chiederebbe agli altri di sparire. Affondarsi.

Estromettersi dai suoi territori per chilometri. Compresi noi della famiglia.

Non potendo allontanarci cerca di annientare le nostre resistenze piegandoci alle sue bizze.

Non c’è proprio niente da ridere su queste stramberie, anche se risultano adatte per le vignette umoristiche. Sfido chiunque a viverci in mezzo.

Mi fa male al cuore sapere che così sarà sempre. Non potrà mai cambiare – che è nel suo carattere. E non ho via di scampo.

E’ mio padre.

Annunci

Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
Questa voce è stata pubblicata in brano di prosa, Uncategorized e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Qui non si dorme mai

  1. chocolate tales ha detto:

    la comicità pirandelliana è irresistibile 🙂
    E l’idea degli ultrasuoni scaccia ragazzi è agghiacciante, nemmeno Orwell ha partorito un’idea del genere.

    • emmapretti ha detto:

      Umorismo pirandelliano, si – non ci avevo pensato. In realtà non so mai bene cosa scrivo quando scrivo. Ma il marchingegno esiste, è stato inventato per tenere lontani i graffitari da edifici e muri di recinzione. Reale come la notizia degli ultimi giorni secondo cui in Svizzera ( guarda un po’) ora esiste un decreto che permette di sparare ai gatti randagi – Spero che i topi se la rosicchino tutt’intera!
      Reale come il fatto che in Ucraina per gli europei di calcio sono stati soppressi decine e decine di cani randagi per ripulire le strade e poter fare bella figura.
      Ah, questo mondo, vasto primitivo e miserabile !!
      Ciao, a presto.

  2. Giusy ha detto:

    brava Emma! molto divertente, tragicomico direi . . . ben fatto Giusy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...