I pipistrelli volano con le mani

Di fronte a una vicenda del genere Dickens avrebbe tirato fuori di botto un migliaio di  pagine e magari un primo e un secondo volume; Stieg Larsson di volumi ne avrebbe composti almeno tre, perché vi avrebbe aggiunto un avvocato sadico e pedofilo, un omicidio politico su base di ricatto e una ragazza miliardaria ribelle attivista in gruppi dell’estrema destra; Grisham sarebbe riuscito a ingarbugliare la trama per concludere con un finale positivo o perlomeno consolatorio. La realtà vera invece – dove la vita è solo vita – ha uno squallore commovente.

Io preferisco proporvela in modo stringato, addirittura telegrafico. Il tempo stringe, i fatti incalzano, mutano i fondali, ruotano col ritmo vertiginoso di una giostra impazzita dove stanno aggrappate, con un po’ di angoscia, le nostre presenze.

Allora, le cose stanno cosi: Vittoria all’ultimo anno delle superiori comincia a frequentare Amedeo. I due si piacciono molto, tutto bene, tutto giusto, l’età e il momento tra di loro.

Amedeo è un bel ragazzo con velleità di grafico pubblicitario e poche prospettive di potersi esprimere in questo campo. Vittoria, altrettanto graziosa, lo sguardo impertinente e un volto che possiede la singolare caratteristica di una spiccata fotogenia – qualità che le sue amiche le invidiano, dal momento che quasi tutte le ragazze alla sua età segretamente aspirano, come le crisalidi, a trasformarsi un bel giorno in fotomodelle. Vittoria però non la fa tanto lunga, le basta mettersi in posa per le foto di classe delle magistrali.

Entrambi abitano due piccoli paesi,  abbastanza vicini tra loro da permettere ai genitori dei ragazzi di incontrarsi il venerdì sera a scuola di ballo latino-americano. Anche le due coppie di genitori simpatizzano subito, e visto l’affiatamento tra passetti e scuotimenti di bacino, decidono di coltivare la passione per la danza anche fuori dalle lezioni, in ogni occasione disponibile. Fin lì sembra proprio se la passino tutti bene, come in un musical scandito al ritmo di lambada e di salsa.

Arriva la maturità e al tempo delle mele si sostituisce quello delle pere, che in un attimo vanno a male, si ammaccano nel giro di pochi giorni e diventano immangiabili: la polpa imbrunisce, il succo zuccherino gira verso un amaro muffoso che scoppia in bocca – Le coppie dei genitori si separano, il padre di Amedeo dichiara fallimento e la sua ditta va a rotoli  ( perché sembra che nel frattempo oltre al ballo si dedicasse anche al gioco), mentre il padre di Vittoria – indovinate un po’ – un bel giorno arriva a casa e comunica alla sua signora la decisione di andarsene per rifarsi una vita con la madre di Amedeo ( ma perché, dal momento che la presente sembrava andasse benissimo ? ). Del fratellino di Vittoria, appena dodicenne, proprio non so che dire, resta con la madre e il suo ruolo rimane secondario, come potrebbe esserlo il cucciolo di casa, accudito dagli adulti quel tanto che basta per riuscire a trovare comunque il tempo di abbandonarsi ai propri problemi sentimentali e anche a un goccio di ridicolo – Senza fatica riusciamo a immaginare sconforti, rabbie, lacrime, ostilità: un tornado si sentimenti ed emozioni di cui nessuno dei protagonisti aveva veramente bisogno. Da questo tornado Vittoria e Amedeo rimangono letteralmente scoperchiati.

Mentre mi domando cosa, nel frattempo, gli dicesse il cervello a quelle due coppie di adulti in fregola, rifletto sulla mia convinzione che in questa vita a tutti viene assegnata una porzione di inferno, spontanea volontaria o incolpevole, disposta a self service: ognuno ha la facoltà di togliere o aggiungerci un po’ di pece.

La relazione dei due ragazzi continua a navigare come una barchetta che riprende il mare dopo essersi schiantata contro una scogliera. Senza più una rotta, un vago disegno di costellazione sopra la testa, uno scoglio minuscolo segnalato dal faro – preoccupati, increduli, rimescolati da un moto ondoso crescente, ancora non so come riuscissero a gettarsi tutto dietro le spalle nel momento in cui si sfioravano.

Lasciano i rispettivi paesi per andare all’università nella stessa città – forse anche nello stesso appartamento – per circa due anni, abbozzando alla bell’e meglio una situazione difficile da gestire anche per delle star hollywoodiane. Finché si lasciano, definitivamente, pur non riuscendo a dimenticarsi: ultimi fuochi divampano nei momenti di solitudine, mentre il ricordo richiama alla mente lo spazio di quel loro orizzonte bruciato.

Un bel giorno, mesi fa, mia figlia mi racconta tutto questo dandosi lo smalto alle unghie. All’inizio la guardavo interessata: ha frequentato il liceo artistico e il suo estro creativo riesce a esprimersi anche lì – ma la mia attenzione a un certo punto è tutta catturata dalla storia.

– Per questo ieri Vittoria mia ha telefonato per chiedermi i soldi per fare un regalo a Amedeo che parte per l’Australia –

– Anche l’Australia adesso…? – esclamo, pure io un filo provata da tante impressioni.

– Si, dice che è un paese con ancora delle opportunità. Ma secondo me – abbassa la voce con tono confidenziale – resta sempre molto preso da Vittoria, non può stare con lei per i motivi che sai e la situazione gli pesa. Così ha deciso di dare un taglio definitivo e andare il più lontano possibile. Ha pensato all’Australia –

Si, come i galeotti evasi, i truffatori, i ricercati, gli avventurieri famelici e i missionari- Rapita dal dramma di un amore irricucibile a causa di eventi grotteschi e  girandole scriteriate, completamente esterrefatta, sono riuscita solo a esclamare: – Però questi sceneggiatori televisivi, proprio non hanno fantasia! -.

Dicono che i pipistrelli, nell’oscurità della grotta, volano lanciando grida e tenendo le zampe ben protese, per avvertire il rimando delle onde sonore e allo stesso tempo la più piccola variazione dell’aria che urta e segnala l’ostacolo. Ecco perché  le loro traiettorie ci appaiono convulse e impazzite,  fino all’ultimo non sanno cosa avranno di fronte e quale direzione sarà meglio prendere. L’umanità si conduce più o meno allo stesso modo. la differenza è che le persone sono più cieche, avventate, si feriscono, e spesso cozzano fra loro sconsideratamente.

( Mentre vi scrivo, secondo le ultime notizie, non è escluso che Amedeo tra qualche mese possa tornare  dall’Australia. Le buone opportunità di cui parlava si sono ridotte a un ingaggio come animatore in un villaggio turistico e a numerose proposte di lavoro nelle tenute sterminate delle farm. Per ora niente a che vedere con un’attività grafica.  Se ci saranno novità ve le farò sapere ).

[   Una storia purtroppo vera]

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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2 risposte a I pipistrelli volano con le mani

  1. chocolate tales ha detto:

    Che bella la tua voce e com’è acuto il tuo sguardo.
    Grazie.

  2. emmapretti ha detto:

    Sono io che ti ringrazio, un po’ imbarazzata devo dire per ” la miseria della mia bravura ” ( come canta Paolo Conte ) :))

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