X FACTOR 5: vincoli o scompagnati ?

Sabato sera a un’ora tarda, dopo una solenne dormita davanti all’impeccabile Cirque du Solei, mi sono vista l’intera replica dell’ultima puntata, in ordine di tempo, di X FACTOR 5.

Non ho nessuna intenzione di schermirmi con vezzoso gesto della mano come una zitella pudibonda e dirò subito che io guardo sempre la televisione e tutti i suoi programmi più popolari, così come leggo i rotocalchi mentre aspetto il mio turno dal parrucchiere per sapere se A pensa di sposare B o ha smesso di vedere C perché lui/lei si è comportato in modo fedifrago nella discoteca Y.  Depressi o discinti questi personaggi restano comunque l’universo parallelo che ha sostituito in chiave reality i giochi spensierati degli dei dell’Olimpo.

Nella sostanza X Factor mi piace: c’è tanta gioventù sopra il palcoscenico, belle voci, la spontaneità argina la finzione e viceversa, il tutto condotto con mano lieve, senza eccessi, dai dialoghi alle scenografie. E poi mi piace il canto. Ma il punto è un altro.

Sabato sera  si è visto Elio ( Elio e le Storie tese ) visibilmente contrariato per l’ennesima conferma di una tendenza di preferenze che da un punto di vista puramente musicale sembra inspiegabile.

Elio propone gruppi canori – duo, quartetto, insieme polifonico – giovani esordienti ben impostati, originali, con un’ottima amalgama. Ebbene questi insiemi vocali vengono immancabilmente eliminati dal   pubblico a casa al primo turno di votazioni, e uno solo sarà in seguito ripreso al ballottaggio. La sfida di recupero ormai si gioca quasi esclusivamente sullo scontro di due esibizioni polifoniche. Nonostante la nostra tradizione di canti religiosi e lirici la coralità lascia gli italiani perplessi se non indifferenti. Da parte dello spettatore l’identificazione con il gruppo non avviene.

E’ curioso che nonostante la bravura non raccolgano i dovuti apprezzamenti. L’ostinata predilezione degli ascoltatori e verso il cantante solista mi porta a fare un balzo di riflessione e considerare che, anche in un’espressione marginale come il canto – marginale rispetto a manifestazioni civiche, lavorative, politiche, morali – gli italiani danno la loro preferenza a uno stile ” solistico”. Un voto rivolto non all’espressione dell’individuo ma all’individualismo. Non tanto al soggetto quanto al soggettivismo della prova.

L’individualismo americano, analizzato durante gli anni  settanta/ottanta nei suoi aspetti più deleteri, in ultimo si mostra pronto a superare se stesso confluendo all’interno di un orgoglio nazionale che incornicia il patchwork razziale, e si alimenta attraverso il mito dell’epopea di una grande nazione lanciata al galoppo. All’interno della sua cinematografia, ogni singola inquadratura testimonia con paesaggi, canzoni o danze questa intima gloria di appartenenza e la volontà di esprimerla attraverso un inno collettivo.

Il soggettivismo italiano al contrario è radicata solitudine della persona che da sola piange o esulta, affronta e si arrabatta all’interno di una struttura organizzativa, civile, legislativa o selezionatrice ( come nel caso di una gara, di un concorso statale, di un colloquio di lavoro) alimentata dalla consapevolezza che organizzazioni sovrastanti ( burocrazia, stato, mafia, banche, chiesa ) sono lì pronte a stritolarla. Troverà utile pensare solo a se stessa e al proprio interesse immediato, cercando appoggi nel circolo familiare, agganci di carattere clientelare o saltuarie alleanze. L’elemento immigrazione non può che stordire maggiormente: psicologicamente staccato dai propri connazionali, l’italiano si trova di fronte anche individui stranieri.

La coralità nasce da un sentimento di appartenenza che non può essere imposto, comporta un impegno di mescolanza e fusione che occupa troppo tempo, risorse, energie. Un investimento profondo senza risultati istantanei. L’italiano è una monade danzante e su questo registro sono impostate tutte le sue espressioni.

” Io speriamo che me la cavo ” titola una nostra concreta e quotidiana filosofia.

Lo spirito di comunità resta un atteggiamento di facciata da esibire durante le sagre di paese, le mangiate in piazza, offerte borbonicamente, e soprattutto gratuitamente, da enti locali demagogici e qualunquistici.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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