“Come se il mare separandosi/ Svelasse un altro mare” *

” Si direbbe che per Lee Master la morte – la fine del tempo – è l’attimo che dalla selva dei simboli personali ne ha staccato uno con violenza, e l’ha saldato, inchiodato per sempre all’anima” – Cesare Pavese.

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Settantaquattro anni di cui trenta passati come chitarrista nelle orchestre jazzistiche e negli studi di registrazione collaborando alla base sonora di interpreti importanti. Si chiamava Piero Pollone ed era molto apprezzato da musicisti come Franco Cerri, con cui si era accompagnato. Il suo modo di suonare non mi piaceva particolarmente, ma il mio giudizio non indica nulla se non probabilmente una mia lacuna.

Negli ultimi tempi era tornato al suo paese, come spesso succede, dal momento che più passano gli anni più si ha la necessità di stare con le persone conosciute in gioventù. Aveva sposato una bella signora di Ponte di Legno, ma non amava quel posto, ormai troppo legato alla figura di Bossi e ci andava poco e malvolentieri. Lui che a Bossi avrebbe con piacere trafitto la giugulare con un chiodo per appenderlo poi al muro come monito. Era un comunista integralista, di una frangia tutta sua.

L’ ala nera è arrivata con il caldo torrido. Dopo aver attraversato il piazzale rovente del supermercato, rovente al punto da sembrare liquido di calore, è stramazzato nel corridoio dei detersivi, stracciando via alcuni cartellini promozionali. Inutili i tentativi di rianimarlo. Hanno srotolato due confezioni di Domopack ed è rimasto così, sotto quel sudario riflettente l’immagine deformata degli scaffali, ad aspettare il magistrato per la constatazione.

Squallida e banale come ogni morte, anche quando inaspettata. Con l’ unico accompagnamento di un rantolo incomprensibile perduto  e  inascoltato.

Lo so che a questo punto, leggendo il post,  vi sembrerà di aver perso il vostro tempo. Vi aspettavate un giudizio politico che si è perso, il ritratto di un uomo e non c’è stato, la cronaca di un decesso risolta troppo in fretta.

Quel portone immenso che fissiamo dalla nascita in attesa di valicarlo ci lascia basiti, depressi, speechless.

Se basassimo la nostra interpretazione della morte sulle evidenze, invece che sulla paura o il desiderio,dovremmo affermare che noi conosciamo la morte solo dalla sponda dell’esperienza dei vivi che sperimentano il momento della perdita e del distacco, quindi del dolore. Altra conoscenza non ci è data di avere.

Alla luce di questo come suonano le parole dei poeti che ho riportato all’inizio? Farneticazioni di vaneggiatori ispirati? Intuizioni di menti illuminate? – Piuttosto l’impulso di scavare convulsamente in profondità imperscrutabili, non importa se per ritrovarsi con le unghie piene di terra, la faccia sporca, i vestiti imbrattati. Non importa. Scavare, scavare per trovare la carcassa nascosta da un cane, radici marcescenti, poltiglie inclassificabili – Scavare, inutilmente, fino a caderci dentro.

* Il titolo è composto dai primi due versi della lirica (695) di Emily Dickinson.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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4 risposte a “Come se il mare separandosi/ Svelasse un altro mare” *

  1. chocolate tales ha detto:

    leggendo il post mi aspettavo proprio questo.
    Bello.
    E’ sempre un piacere venire qui a leggerti 🙂

  2. emmapretti ha detto:

    Ti ringrazio di cuore, temevo di aver toccato un argomento sgradevole, che si preferisce rimuovere, oppure di averlo trattato in modo incompleto, confuso, sbagliando il bersaglio. Il tuo commento mi rincuora, soprattutto perché arriva da una lettrice attenta, tutt’altro che superficiale.
    Ciao, a presto. Emma.

  3. chocolate tales ha detto:

    Rimuovere la morte, restare sempre giovani, allontanare i malati per non doverli vedere. Rimuovere le malattie semplicemente chiudendo una porta o gli occhi.
    E’ ciò che ci insegna la nostra società, non è meglio essere giovani e belli è d’obbligo esserlo.
    L’argomento non è sgradevole, ma ci hanno insegnato a ignorarlo.
    Hai centrato il bersaglio, hai descritto un evento banale nella sua normalità, riuscendo a conferirgli sia questo status che quello poetico

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