Dell’Astuzia

Il suono che l’amore soffre

Il suono che l’amore soffre

è la voce dell’astuzia

che regala a se stessa con rigore

infiniti nascondigli di tepore.

Se colpevole si muove con prudenza

se scoperta profonda in meschinità.

Vanesia esiste per il suo valore

a cui tutto dedica con avidità.

( da A caccia in paradiso,  Emma Pretti – Edizione Joker, http://www.edizionijoker.com )

” C’è sempre qualcosa di offensivo in una condotta astuta”

( Jane Austen, Persuasione )

Non so se l’argomento abbia veramente a che fare con la poesia, ma mi sembrava esaustivo agganciare al componimento e alla perspicace frase della Austen alcune mie riflessioni sopra una delle doti più ambigue e discutibili dell’essere umano ( e con le dovute differenze, presente anche nel mondo animale ).

L’individuo che non possiede l’astuzia – e chi si occupa di poesia il più delle volte ne è privo, altrimenti non rischierebbe volontariamente la solitudine e il ridicolo – è forse il suo miglior osservatore.

In sostanza si tratta di definire se l’astuzia è da considerarsi furbizia o destrezza, ingegnosità o malizia.

Per introdurre l’argomento vorrei portare in campo il personaggio astuto per antonomasia, Ulisse re di Itaca, alle prese con uno dei suoi stratagemmi più sottili e scaltri.

Tanto per cominciare possiamo dire che ci troviamo di fronte a un carattere duplice, campione di menzogna e generosità, in grado di mescolare la schiettezza alla falsità più raffinata, pronto a tutto e capace di tutto.

Istigato alla vendetta dalla gratuita esibizione di forza e ferocia del Ciclope – spesso l’astuzia viene provocata dallo sfoggio di potere, forza, o all’opposto dalla dabbenaggine del candore e dell’innocenza  – Ulisse si presenta come il signor Nessuno, occultandosi dietro qualcosa di più dell’ anonimato: la negazione dell’identità, al punto che i fratelli di Polifemo non riteranno di correre in suo aiuto dal momento che “Nessuno” è causa del suo strazio – (piccola nota: non è un caso che la forza bruta sia munita di un occhio solo).

Occultato in questo modo geniale riesce a fuggire e potrebbe tranquillamente farla franca in tutti i sensi se poco prima di salpare non venisse sopraffatto dal desiderio di gridare in faccia a Polifemo la sua reale identità, provocando così le ire di Poseidone con le conseguenze che ben conosciamo.

L’astuzia si muove sempre dietro paraventi ben oscurati e comporta una dose variabile di impassibile ipocrisia che le conferisce la copertura necessaria per portare avanti i suoi scopi.

L’astuto però tende a compiacersi e ciò costituisce il suo lato debole: nel momento in cui si abbandona al narcisismo al compiacimento, e congratulandosi con sé stesso cede alla debolezza di mostrare anche solo un lembo delle sue capacità fuorvianti, rischia di accendere il sospetto nella mente altrui. Di conseguenza l’astuzia risulta direttamente proporzionale al grado d’ipocrisia.

Dovendo muoversi come una talpa,  l’astuto raramente può esporsi agli occhi di tutti,  esibire le sue doti, raccogliere applausi o lodi – chi è pronto a riconoscergli meriti lo tratterà con diffidenza e girerà alla larga da lui – insomma  trarre una qualche pubblica soddisfazione dalle sue azioni e dai suoi inganni, perciò sviluppa una sorta di avidità volta a colmare la frustrazione e  portargli conferma delle proprie capacità.

Si impegnerà a raggirare più e più ancora, mai del tutto  sicuro della propria destrezza nell’imbrogliare e placato dai risultati ottenuti nell’ombra – purtroppo la solitaria auto-approvazione difficilmente lo appagherà.

Una gravosa attitudine l’astuzia, che conduce l’animo alla solitudine – e  forse solo il poeta può averne una concreta visione.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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3 risposte a Dell’Astuzia

  1. Titty ha detto:

    L’astuzia è spesso congiunta al benessere personale ottenuto a scapito dell’Altro.
    Quindi ha in sè i podromi dell’egoismo, ottima base per la solitudine, e della vigliaccheria, se scoperto l’astuto scappa, perché essendo menzognero non riesce ad ammettere la propria falsità. Cadrebbe in un paradosso esistenziale 😉
    Per fortuna l’uomo è fallace e spesso cade nel suo stesso tranello, grazie alla vanità, il problema sorge quando si ha a che fare con un’entità diabolica, perché come disse il poeta: L’astuzia più perfetta del Demonio consiste nel persuaderci che egli non esiste.
    Bella la poesia 🙂

  2. bruno nacci ha detto:

    Cara Emma,

    leggo con ritardo il tuo intervento sull’astuzia corredato dalla bella
    poesia gnomica. Condivido quello che scrivi sotto il profilo
    psicologico (la solitudine!), ma, come tu stessa ammetti, penso che
    esistano due tipi di astuzia: quella che ha come fine l’inganno per un
    vantaggio proprio (l’astuzia del mercanti di Boccaccio), e quella che
    rimane l’ultima risorsa contro il male preponderante (Joyce tracciava
    l’estrema linea di difesa: the only arms I allow myself to use:
    Silence, exile and cunning). In questo senso l’astuzia è una forma di
    non violenza. Ricordo un episodio, che non so se conosci, che riguarda Sergio Solmi: un giorno, credo nel 1944, il poeta incappò in una retata di repubblichini a Milano, che lo portarono (vestito da funzionario di banca, allora lavorava
    presso la Commerciale) presso la cosiddetta Villa triste, luogo di
    efferate torture. Venne provvisoriamente lasciato in una stanza vuota
    alla fine di un lungo corridoio nel trambusto di altri arresti. Sapeva
    cosa lo attendeva, ma con incredibile sangue freddo, tentò un’estrema
    carta: si affacciò sul corridoio e vide in lontananza una guardia. Con
    aria spavalda, vestito in giacca camicia e cravatta, chiamò con aria
    di comando la guardia, facendole credere di essere un caporione fascista,
    e disse che si era perso nei corridoi della villa, quindi si fece
    accompagnare fuori e se la svignò! Quanto ad Ulisse, il termine greco
    polimechanos, indica sì l’astuzia, ma come capacità di servirsi di espedienti, di adattarsi alla realtà. In questo senso l’astuzia è la virtù pratica dell’intelligenza.
    Ciao
    bruno

    • emmapretti ha detto:

      Ciao Bruno, sollecitata dal tuo intervento potrei dire che si potrebbero usare due termini simili ma distinguenti:
      Furbizia – per l’intelligenza che sporadicamente è in grado di usare stratagemmi per cavarsi dagli impicci, e Astuzia – per l’inclinazione caratteriale verso l’ipocrisia e l’inganno.
      Sei d’accordo? Un cordiale saluto, Emma

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