Di me ( il meglio)

Quando ho voglia di scherzare un po’ butto lì questa frase: – Non so cosa abbia guadagnato la poesia con me, ma la pubblicità ha senz’altro perso un genio –  Una battuta vagamente alla Woody Allen, dove lui sembra il primo a non prenderle sul serio, ma a questa io invece un po’ ci credo.

Perché in realtà se c’era un lavoro che avrei fatto davvero molto volentieri è proprio qualcosa di legato alla pubblicità – non chiedetemi perché, non lo so.

Mi piaceva l’idea, mi attirava, punto.

Purtroppo al momento di lanciare i dadi, non avevo studi pubblicitari a portata di mano; fuori dalla finestra c’erano solo risaie e vegetazione a macchia, metà dell’orizzonte sottolineato dalla riga bruna e spumosa del bosco- e poi fossi e aironi, cinghiali all’imbrunire; sotto casa gatti, cani e polli e galline quanti puoi volerne e anche di più. Ancora oggi ci metto pochi secondi a capire un animale, le persone sono un tantino più complicate ma non così tanto, dipende solo dal fatto che si camuffano, mentono quasi sempre e prima di tutto a se stesse.

E poi la neve, che si stendeva sopra la pianura vasta e feconda.

Mentre la neve  cadeva,  l’acqua dei fossi fumava; il silenzio faceva da cassa armonica ai pensieri. Un luogo ideale per nutrire il proprio ego che più cresceva più si accorgeva di non bastare a se stesso e finiva per desiderare, desiderare di raggiungere l’unico traguardo possibile: diventare un corpo solo capace di vivere innumerevoli vite.

La poesia mi accolse, perché è pietosa e comprende la natura profonda del desiderio.

La poesia è desuderio.

Ma non esiste desiderio tanto nascosto quanto quello poetico. Occhio e croce ci sarà più o meno qualche migliaio di cose che sceglieresti di fare piuttosto che il poeta – e ci provi pure. Ci provi caparbiamente, non ti rassegni – ci sarà pure qualcosa di adatto a te nel mondo solido, produttivo, utile, tenace, muscolare, dinamico – e avanti che te ne vai per terra e per mare a cercarlo.

Il desiderio resta e deve restare come un ordigno inesploso ma perennemente innescato.

Molti ammettono di non leggere poesia perché non sanno giudicarla. Per un critico forse questa potrebbe essere una preoccupazione, ma un semplice lettore può rilassarsi. Il più delle volte infatti capita di trovarsi di fronte a Emily Dickinson o T. S. Eliot e non riuscire a comprenderli alle prime letture, e tuttavia sapere esattamente di trovarsi di fronte alla poesia.

Che il verso sia come una chiave/ che apra mille porte.

Così inizia la poesia ” Arte poética” di Vincente Hìdobro.

Basta chiedersi: quale scarto di novità, di senso produce: quanta originalità, quanta bellezza di parola; apertura a significati multipli, spiragli a ventaglio; in poche parole: quando alzo gli occhi dalla pagina la mia miccia emotiva si è accesa?

Quanta energia ha sprigionato?

Il desiderio è il nucleo dell’energia.

Ma chi scrive poesie raramente se ne accorge. Solo quando le altre opportunità sono troppo lontane per essere afferrate o col tempo ti sono scivolate via tutte quante come anelli dalle dita, solo allora sei pronto ad ammettere che nel bene e nel male, un po’ più o un po’ meno di quanto vorresti, ti appresti a essere un poeta.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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