L’ora di ricreazione

Tra nostalgia e visioni post-atomiche, in un cesto per pollo e insalata conservo piccole colpe misteriose come storie ingenue: le canzoni che non sono riuscita a spiegare, un furto che la bava di ragno ha reso incantevole, tutti quei pezzi di cielo venduti prima che fossero i miei. Un cesto profondo come una grotta per conservare senza estinguere.

Così accade che per destino un solo giorno di follia controlli tutta la tua vita.

Pedalando con gli amici lungo questo viale, attraverso la luce dei campi, con la forza nei muscoli e un soffio che rovescia la gonna, è lunedì di Pasqua, io ho diciotto anni i capelli biondi e tra poco il diploma di maestra. Poche nuvole sopra il sole, screziate da un vento leggero e capriccioso, irrinunciabile come la musica.

Percorriamo la strada, camminiamo lungo i fossi, ci spingiamo trabalzando in mezzo agli alberi; i prati sono invasi da famiglie, tavoli, coperte e palloni.

Si attraversa un boschetto per raggiungere uno specchio d’acqua dove la gente pesca alla canna. Ma oggi non c’è pesca, riflessa nello specchio del lago, dentro una tenda bianca smisurata, inizia una festa mai vista.

Si festeggia la pasqua degli empi dove gli zingari cuociono sotto terra i polli rubati ( e ho rivoltato le gonne per questo e mi sono strappata le maniche). Il re ha condotto qui il suo popolo perchè possa vedere la figlia, a cui ha lucidato gli occhi perchè possa apparire più bruna, luminosa e altera. Orgogliosa, festeggia col re degli stracci e dei ladri. Il re dell’oro e dei mendicanti. Il re delle indovine, dei bambini sporchi e delle bugie. Delle fruste e dei cavalli. Dei fuochi, dei sigari, degli uomini pigri.

Il re degli zingari abbraccia qui tutte le sue tribù. Se offre la figlia è perchè ha comprato un pezzo di cielo per tutti, anche se ancora non è aperto, ancora non è pulito. E’ d’obbligo un re per condurre il gioco di una festa mai vista. Sono tutti suoi sudditi, sua la musica, suoi i musicisti: Tutti tranne uno: il musico folle che trattiene i miei occhi. Lo aspetto tra l’erba – rubare qualcosa tra l’erba non è peccato.

Per quelle ore che non leggono nessuna delle lingue del mondo, inventerà il modo di scuotere una betulla e lasciarla tremare. Baci come scudisciate sopra le pietre umide, meritevoli della frusta.

Il crepuscolo stampa le nostre ombre che lievitano, la luna rovescia le stelle intorno a sé, inclina alla solitudine stupefatta del lago; rilievi senza colore, una scacchiera di sfumature. Risoluzioni intente a non durare, come il profilo di un cane che fugge dall’abbaino e sprigiona un cattivo odore, il lupo oscuro e codardo che incarta la mira… solo un cattivo odore esce nella luce della luna piena.

Mi sono sorpresa che l’acqua fosse così poca: l’onda si ritira, scava una grotta; e sono i carri, sono i carri i primi a sparire. I cavalli verranno mangiati e le gonne e gli scialli venduti, le grida strappate alle ruote che affondano. I bambini ripresi dagli angoli del Nord e del Sud. E’ stato tutta una burla che la musica ha reso imperdibile. Irrinunciabile come la colpa.

Lungo questo viale, attraverso la luce dei campi, gingillo le mie maniche a sbuffo e ho sempre diciotto anni.

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Informazioni su emmapretti

Poetessa e scrittrice collabora con numerose riviste italiane e straniere con poesie, traduzioni, recensioni e racconti. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L'ultimo libro è del 2010 " I giorni chiamati nemici" Sefeditrice. Per notizie più ampie e dettagliate rimando alla nota bio-bibliografica inserita all'interno all'interno della mia ultima raccolta di liriche " I giorni chiamati nemici " -Sefeditrice 2010 - Firenze www.sefeditrice.it http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441
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