Sul muro

scritte sui muri

 

Nel breve florilegio che fa da apertura all’ultimo libro del fisico Guido TonelliGenesi, per prima si legge questa frase: ” La poesia ci serve disperatamente” – Anonimo autore di una scritta sul muro di un vicolo in centro a Palermo, ottobre 2018 –

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D-DAY / Foto di famiglia in un esterno

 

Trump e reginaD-Day

Parenti prossimi e acquisiti più qualche amico tra quelli preferibili. Tutto davanti all’intero Regno Unito e alla telecamere di tutto il mondo. In Gran Bretagna qualcuno applaude, altri meno.

Ma passiamo in rassegna i protagonisti partendo dalle comparse. Continua a leggere

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Relax

      Con questo breve racconto scritto nel 2011, a mia insaputa e inaspettatamente, mi sono ritrovata a immortalare sulla pagina un paesaggio ora quasi sparito e che si accinge ad essere cancellato del tutto da una delle zone storiche e da sempre conosciute per la coltivazione del riso. In primavera lo specchio luminescente delle risaie rappresentava uno spettacolo ogni volta affascinante perché mutevole come la luce e il cielo. Una visione raddoppiata degli elementi naturali ( terra piante colline ) incantevole emozionante e ipnotica. 

 Non c’è più, sparita, perché la coltivazione del riso ha subito una vera rivoluzione: dopo secoli di coltura in acqua ora il prezioso cereale viene coltivato “all’asciutto ” e non prevede più l’allagamento delle risaie. L’aratura con il laser consente di avere terreni perfettamente livellati che non necessitano di diversi centimetri d’acqua come in precedenza, quando lungo il campo si trovavano dislivelli da ricoprire per permettere a tutti i semi di usufruire dell’acqua necessaria.

I grandi canali che si riversavano nei fossi e scorrevano arricchendo i rivoli cascatella dopo cascatella per allargarsi nel campo e inondarlo un metro dopo l’altro, fluiscono placidi e a riposo. Questo racconto rappresenta un saluto al paesaggio che molti – nonostante le zanzare – tanto amavano e che forse non tornerà mai più, e fermo sulla pagina spero duri almeno nel ricordo.

 

risaie            La macchina è ferma in officina per  un guasto, ma prima di lasciargliela ho preteso l’auto sostitutiva. Sono stata fortunata, spesso non ne hanno a disposizione. Oggi questa macchina di servizio prende tutta la mia attenzione. E’ una Accord-Honda  1600 del 2000 – a detta del meccanico, ci facevano i rally. Probabilmente con una nuova dello stesso modello, li fanno ancora.

Mentre la guido mi rendo conto che oramai è uno scassone grigio scuro con delle sospensioni fantastiche, tratta il tuo sedere magnificamente, infila certe pozze asciutte e piene di ghiaia e ne esce sciolta e morbida come fosse un overcraft. Silenziosissima, nonostante gli anni. Si concede soltanto un leggero ronfare del motore, sornione e ironico; le attribuisco un carattere disincantato e concreto. I suoi sedili in stoffa morbida a dir la verità non profumano, tutt’altro, sanno un po’ di rancido, come se il cane di casa ci avesse dormito sopra per un anno; un odore indefinibile e avvolgente, lo stesso miscuglio di aromi degli ambienti domestici poco areati.

Con due ore libere prima di cena mi sono lasciata prendere dalla voglia di guidarla senza una meta precisa. Ho messo nel serbatoio un po’ di benzina, ho preso una strada qualsiasi e mi sono portata fuori dall’abitato. Continua a leggere

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Streghe orchi e draghi tra la cucina e il bagno

Puglia - auto carabinieri

 

Sono da poco passate le otto di mattina e a Monterotondo una ragazza di diciannove anni uccide il padre per salvare se stessa e la madre da un’aggressione violenta, – una delle tante – dopo che il triste figuro è tornato a casa ubriaco per l’ennesima volta e imbufalito con la solita voglia di pestare qualcuno.

A poche centinaia di chilometri un’altra diciannovenne, appena sveglia, consuma pigramente con la madre la colazione, seduta in una cucina di super-design, discutendo di un’abito, della dieta ipocalorica che ha deciso di incominciare, indispettendosi perché la genitrice, cambiando discorso, le ha chiesto con chi ha intenzione di passare il fine settimana; alla domanda risponde stizzita per l’intromissione nella sua privacy – di cosa s’immischia la mamma, sono adulta ormai che crede, so badare a me stessa – si alza e va nella sua camera  per  chattare dell’affronto subito con le amiche e dare un’occhiata ad eventuali acquisti su Amazoneé. Di scuola non se ne parla, perché ieri si è fatta otturare un dente e oggi non se la sente proprio…

Che cosa possiamo dire invece a Deborah, che nello stesso momento stava fuggendo giù per le scale di una casa popolare impugnando un coltello da cucina perché impaurita a morte da quell’ uomo abominevole  che è stato per tutta la vita suo padre e da cui sta difendendo sua madre e se stessa…?

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Randagi

randagi.jpg

 

Romix uscì dal campo di granturco e cominciò a camminare sullo sterrato polveroso e giallo del sentiero con andatura lenta. Sembrava stanco, avanzava senza energia.

Aveva appena lasciato un vicolo ingombro di pattumiere e rifiuti sparsi ovunque, vapori grevi che ricadevano oleosi rendendo lucide le superfici e appannati i vetri delle finestre al primo piano, dove una rosticceria coreana vendeva le sue specialità confezionate in piatti pronti da asporto e la grande cucina sempre in fermento sfiatava dalle grate del seminterrato che arrivavano fino a metà viuzza. Le grate velate e pallide nascondevano un interno brulicante e agitato, livido sotto i lunghi tubi al neon.

Se n’era andato perché là ogni tanto si riunivano bande di ragazzini con la pistola ad aria compressa per sbrecciare i topi. Non centrarli, non ucciderli – scalfirli, infliggergli un contropelo bruciante e poi vederli correre all’ impazzata, furibondi e sfregiati. Oppure accusare il colpo, riversarsi sulla schiena a pancia all’aria – quella panciotta rosa e morbida che pulsava affannosa, mentre la coda friggeva come intirizzita; alcuni schizzati via a razzo finivano poi per sgrugnarsi contro il muro.

Bisognava ammettere, senza invidia e senza malizia, che quando arrivavano, quei ragazzi diventavano padroni del vicolo. Non ce n’era più per nessuno. Niente guerra, né cibo per gatti; così lui che ci stava a fare. Continua a leggere

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La musica e il sogno

 

osservando_il_silenzio

 

 

La musica non ha il sogno, lo attraversa.

La musica non contempla il sogno, lo possiede.

Non ha parole per descriverlo, viaggia con lui.

Il sogno della musica è desiderio che zampilla una visione tesa all’evanescenza.

La musica non dubita del sogno, lascia che in esso voci si chiamino e si ricorrano come

elfi nella Foresta Dell’Invisibile.

 

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La primavera corre da Botticelli a Versace

primavera versace 2018

Una piccola immagine vista di sfuggita su un giornale, un colpo d’occhio di assoluta emozione estetica.

Un impatto di primavera, il colpo di luce, un turbine di vento che srotola colori e odori, similitudini con lontananze di tempo e spazio, ricordi di sensazioni che precipitano nella vertigine del tuo passato.

Mi sono portata negli occhi questa immagine, o meglio, l’immagine che vedete qui riprodotta, per diversi isolati, attraversando strade e svoltando agli angoli: era sempre lì. In questo scatto ho visto catturato magistralmente la frenesia e l’intemperanza di una stagione che è caratterizzata da tutto un risveglio di forze esuberanti; ma non solo, questa rappresentazione suggeriva molto di più. Continua a leggere

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