Da #Wikipedia #Afghanistan

Afghanistan

“Le Repubbliche, il 1º Governo Talebano, le invasioni ed il ventennio di peacekeeping (1973-2021)

Mohammed Daud Khan diede vita alla prima Repubblica afghana, ma il suo Governo non durò molto. Infatti il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA), d’ispirazione marxista-leninista, rovesciò il Governo di Mohammed Daud Khan il 27 aprile 1978 con un colpo di Stato (la cosiddetta Rivoluzione di Saur) e diede vita alla Repubblica Democratica dell’Afghanistan governata dal leader del partito, Nur Mohammad Taraki. Nei mesi successivi al colpo di Stato, il governo avviò una serie di riforme: fece distribuire le terre a 20.000 contadini, abrogò l’ushur (ovvero la decima dovuta ai latifondisti dai braccianti) e bandì l’usura, regolò i prezzi dei beni primari, statalizzò i servizi sociali garantendoli a tutti, diede il riconoscimento al diritto di voto alle donne, legalizzò i sindacati, vietò i matrimoni forzati e lo scambio di bambine a scopo economico, sostituì leggi tradizionali e religiose con altre laiche, mise al bando i tribunali tribali e rese pubblica a tutti l’istruzione, anche alle bambine che in precedenza non potevano andare a scuola. Queste riforme si scontrarono fortemente con le autorità religiose locali e tribali che si opposero alle politiche di Taraki. “

Quelle stesse autorità che osteggiavano Taraki trovarono appoggio e sostegno negli Stati Uniti che non vedevano di buon occhio un regime comunista ( anche se libertario e progressista) proprio accanto all’Unione Sovietica…Così l’Afghanistan, nel mirino di intrighi internazionali, si avviò a trasformarsi da paese degli aquiloni alti nel cielo ventoso a territorio di veli e abiti neri sventolanti tra le sabbie.

“Nel mese di settembre 1979 Taraki venne assassinato, su ordine del suo Vice Primo Ministro Hafizullah Amin, il quale lo sostituì alla guida del Paese. L’URSS non si fidò di Amin, sospettato di legami con la CIA, e decise di invadere il Paese, anche a seguito di un aumento delle rivolte e del conseguente rischio di destabilizzazione della zona. L’Armata rossa entrò a Kabul il 27 dicembre 1979 e mise al potere Babrak Karmal. La guerra con i Mujaheddin, finanziati anche dagli Stati Uniti, fu lunga e cruenta e terminò con l’abbandono del Paese da parte dei Sovietici nel febbraio 1989.”

Tutto questo per una nazione che non produce nulla tranne l’oppio, e ora forse un po’ di petrolio.

“Lo Stato islamico dell’Afghanistan fu proclamato il 17 aprile 1992. Il fronte dei Mujaheddin si dimostrò comunque molto frammentato e disunito e ciò consentì, dal 1996 al 2001, la presa del potere da parte della fazione dei talebani, salvo che in alcuni territori settentrionali controllati dall’Alleanza del Nord dei restanti mujahidin anti-talebani, guidati dal comandante Ahmad Shah Massoud. I Talebani proclamarono l’Emirato islamico dell’Afghanistan e applicarono al Paese una versione estrema della shari’a e ogni deviazione dalla loro legge venne punita con estrema ferocia. Emblematica fu la cattura dell’ultimo Presidente della Repubblica Democratica afghana Mohammad Najibullah; venne catturato presso gli uffici dell’ONU di Kabul, dove si era rifugiato, e venne torturato, mutilato e trascinato con una jeep prima di essere giustiziato con un colpo alla testa ed esposto nei pressi del palazzo dell’ONU[10]. Altro episodio che ha fatto clamore è stata la distruzione dei Buddha di Bamiyan nel 2001. Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti decidono di invadere l’Afghanistan, dando il via all’operazione Enduring Freedom …” (?!)

Il resto è la storia che già conosciamo affiancata da accordi sottobanco e intrighi di cui non sapremo mai e che ora vengono giocate dentro il triangolo USA – UNNIONE SOVIETICA – CINA

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#Regime dell’odio

Nel mezzo di un’aquila dipinta

L’amore se l’han bevuto le stelle

Il sole brucia senza far rumore

E l’odio adesso è una risorsa.

Non costa niente, come un pezzo

di pane comune.

Segatura sotto i denti

Brace accesa tra i capelli.

Non sa leggere e non sa scrivere

Ma canta, canta al suono

Possente dei tamburi.

Canta e divora

– Divora e geme.

Emma Pretti, dalla raccolta Modalità Silenziosa, Genesi Editrice, gennaio 2017

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#Raccontare la Poesia

Raccontare la la poesia è uno splendido titolo per un libro che intende, attraverso una personale testimonianza critica, tracciare un percorso, scandagliando un periodo che va dal 1970 al 2020 e nello stesso tempo comporre l’ affresco di un’epoca poetica policroma, vibrante di promesse e ricerche, feconda negli esiti.

Poche voci sono più qualificate ad assolvere questo compito di quella di Luigi Fontanella, di cui ho già parlato e presentato nella sua veste di poeta nel post Doppia Sponda. Professore Emerito di letteratura italiana presso l’università statale di New York, nonché poeta, critico e narratore, la sua ricca attività letteraria dimostra come abbia dedicato una buona parte della sua esistenza intrecciandola strettamente alla #poesia, in forma di scrittura poetica, lavoro critico, insegnamento, incontri, convegni, viaggi.

Ci sono molti modi di essere poeta e la mentalità aperta alla ricerca e alla scoperta, tipica di L. Fontanella, gli ha permesso di accoglierli e raccoglierli tutti nel rapporto incessante con gli autori attraverso la sua rivista internazionale Gradiva, una delle pubblicazioni poetiche più longeve e che continua tutt’ora con lo stesso sguardo a 360° sulla produzione poetica e critica

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Gli Stradini di Cristina, di Emma Pretti

Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questa lettera condividendone totalmente i contenuti, il mancato rispetto di talune persone verso il prossimo, gli animali e l’ambiente è un triste segnale di arroganza, decadenza morale e inciviltà che non fanno certo onore alla nostra città.

Alessandria today

Pier Carlo Lava

Gli Stradini di Cristina, di Emma Pretti

(aiutiamo chi aiuta)

Alessandria: Qualche inguaribile ottimista aveva ipotizzato che la venuta del Covid 19 avrebbe potuto anche migliorare l’atteggiamento delle persone nei confronti della vita e degli altri esseri, umani e non.

Prendere coscienza della nostra fragilità, dei nostri limiti, di quanto provvisori siamo su questa terra e nondimeno interconnessi gli uni agli altri, compresi acqua, cielo, piante e animali, avrebbe plasmato un diverso modo di sentire e di porsi di fronte alle cose. Tutto questo non è avvenuto, anzi al contrario, in alcune provincie si è registrato un aumento delle risse nei bar e…

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Un classico del 1804

  Thomas Hardy (1840 – 1928) scrittore di romanzi, racconti e raccolte poetiche.

Sia cronologicamente che per importanza nella letteratura inglese, segue immediatamente Charles Dickens, e come Dickens fu essenzialmente autore d’immaginazione. Entrambi risultano scrittori di romanzi ancorati alla vita quotidiana, entro la quale si muovono personaggi di fantasia comunque vivi e reali, a tal punto da invitarci a riflettere sul tessuto dell’esistenza, la sua brevità, fragilità e dolorosa consistenza.

Il suo romanzo più famoso è “Via dalla pazza folla “– da cui è stata tratta anche una versione cinematografica.

Il racconto di cui qui viene presentata la traduzione è tratto dalla raccolta di racconti “Wessex Tales “. E ’la narrazione di una fantomatica perlustrazione di Napoleone sulle coste inglesi e testimonia la presenza di un timore diffuso a quell’epoca in Gran Bretagna riguardo a un eventuale sbarco di Napoleone sulle coste d’oltre Manica. Potrà sembrare una colossale fake ma in epoca vittoriana veniva considerata una reale possibilità, dal momento che era già stato iniziato un lavoro circa un tunnel di questo tipo (!) come precisa l’autore all’interno del racconto con una nota che ho debitamente riportato con asterico così come l’ho trovata nell’edizione inglese.

Un classico del 1804

                           di Thomas Hardy – Traduzione di Emma Pretti

 

La possibilità ampiamente discussa di un’invasione dell’Inghilterra attraverso un tunnel nel Canale, mi ha più di una volta richiamato alla mente il racconto di Solomon Selby.*

                                                          *in epoca vittoriana veniva considerata una reale possibilità, dal momento che era già stato iniziato un lavoro circa un tunnel di questo tipo.

 

L’occasione in cui io mi ritrovai a far parte del suo pubblico capitò una sera mentre lui sedeva nell’angolo esterno del camino nella cucina della locanda, con altri là riuniti, e io entrai per ripararmi dalla pioggia.

Togliendo il bocchino della sua pipa dalla stretta dei denti in cui normalmente posava, si appoggiò alla nicchia dietro di lui e sorrise rivolto alla fiamma. Il sorriso non era né allegro né triste, né proprio ilare né del tutto pensieroso. Noi che conoscevamo il soggetto, lo deciframmo all’istante: era il suo sorriso da narratore. Interrompendo i nostri discontinui argomenti ci avvicinammo, ed egli cominciò –

“ Mio padre, come più o meno sapete, fece il pastore tutta la vita, e viveva laggiù a quattro miglia dalla Baia, dove sono nato e ho vissuto allo stesso modo, finché non mi sono trasferito qui poco prima di sposarmi.

La mia prima abitazione stava in cima alla collina, vicino al mare; là non c’erano altre case per un miglio e mezzo, quella fu costruita per la pastorizia, e non aveva altro uso. Mi dicono che adesso è stata abbattuta, ma si può vedere dove si trovava dal mucchio di terra e dai pochi mattoni rotti che si trovano ancora là intorno. Era un posto tetro e desolato d’inverno, ma d’estate risultava abbastanza piacevole anche se l’orto non dava mai molto, perché non potevamo mettere su un buon riparo per le verdure e il ribes, e dove c’è molto vento non crescono bene. Continua a leggere

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Un insospettabile Napoleone

napoleone

Nella sezione dedicata agli aforismi possiamo benissimo inserire queste massime di Napoleone che racchiudono nella struttura dell’aforisma considerazioni politiche e morali, svelandoci un Bonaparte inedito e sconosciuto, non solo uomo di guerra ma anche di lettere e di pensiero.

Le Massime

                 Non mi piace che si finga

                 di disprezzare la morte.

                 La grande legge è sapere

                 sopportare l’inevitabile.

                                 *

                 Il trono è solo un pezzo

                 di legno coperto di velluto.

                                  *

                 Di solito il benefattore esige

                 più di quel che ha donato.

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Principe Filippo di Edimburgo

Re e Regina

In futuro il nome di lei non sarà mai più disgiunto dal suo, per tutti i secoli a venire. Basterà affiancare al nome della Regina Elisabetta II quello del Principe filippo d’Edimburgo per aprire un’ epoca di grande intensità della Corona d’Inghilterra.

Per i libri di storia sarà sufficiente descrivere il suo funerale per riuscire a darne un ritratto pressoché completo; un compito facile e arduo allo stesso tempo, trovare la giusta misura descrittiva senza cadere nella verbalizzazione inutile e nella minuziosità di particolari che sottraggono invece di aggiungere.

Altro che comprimario…! Il Principe Filippo, dopo essersi ritirato dalla vita pubblica per il peso di una veneranda età, piomba in scena con tutta l’energia di un protagonista, e non a sugellare l’ultimo atto o per pronunciare la battuta finale, ma solo per chiudere il sipario con gesti esatti e distintivi, regalmente ineccepibili. E con il sipario alle spalle accende tutte le luci in sala, avanza verso il pubblico completamente in piedi pronto a tributargli un’ovazione muta e commossa; avanza e indietreggia allo stesso tempo con statura da gigante.

In una mano trattiene senza sforzo la sua famiglia, dimentica delle piccole e meschine beghe quotidiane, nell’altra l’intera Gran Bretagna, e di più, il mondo sospeso alla sua figura. Raccoglie tutti quanti in una coreografia emotiva da lasciare senza fiato, dove c’è posto per tutti, purché il cordoglio sia accorato e trattenuto, quasi per raggiungere un grado di leggerezza e di strazio simile agli acuti fischi di saluto e di tributo del Corpo della Marina Britannica a cui apparteneva.

Affiora nei rigorosi passaggi, tuttavia privi di severità, l’architettura suprema di una vita che mantiene le sfumature del ritratto.

Infine, il passo titubante della Regina, raccolto e sostenuto dal cerimoniale a scandirne la solitudine incolmabile; solenne aperto e disteso l’organo ad accompagnare le lacrime, elevarle, riempire le navate, spalancarle al più grande mistero della vita.

Ho scelto questa foto del Principe Filippo D’Edimburgo e della Regina Elisabetta come attimo di gustosa quotidianità, delicata e raffinata ironia all’interno del protocollo, cosa che, dicono, sembra piacesse molto al Principe Filippo.

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La perfezione

(aforisma)

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Notturno fiorito

fioritura

Un profumo di fiori notturni

accompagna la passeggiata del cane.

E’ tutto grazioso:

il suo zampettare soddisfatto

l’asfalto tiepido, l’aroma di corolle

che affiorano nell’aria senza toccarsi:

il buio le scompone in nomi difficili

da afferrare.

Tutto delizioso e incerto

come il tremito di foglie

che la serenità raccoglie

per ornarsi di un fremito.

foto di Valeria Tricerri

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#Semplice #potente #spettacolare

cane

Una giovane ragazza va al centro commerciale. Nel corridoio d’entrata, nell’area dei negozi, vede un cane seduto nel bel mezzo del passaggio. A guardarlo bene nota che è davvero giovane, indossa un guinzaglio a pettorina rosso; si sta guardando intorno, guarda chi passa con aria interrogativa e gioviale allo stesso tempo, dimostra di attendere qualcuno che però non arriva; le persone gli rivolgono sguardi di sfuggita e qualche bambino lo indica e allunga una mano per accarezzarlo ma viene tirato via e trascinato lontano: è ancora un cucciolo ma è di taglia grande.

Terminata la spesa, la bionda giovane ragazza rivede il cucciolo ancora fermo allo stesso posto, non si è mosso di un centimetro e ancora guarda con curiosità e insistenza chi passa sperando di riconoscere un volto amico o almeno abituale. la ragazza comincia a chiedere di chi sia il cane ma nessuno riesce a darle una risposta. Chiede alle casse e le commesse indaffarate genericamente spiegano che – sì, in effetti è da un po’ ch’è lì …- e ancora …-che no, non l’hanno visto con nessuno…- Si girano dall’altra parte e continuano macchinalmente quasi ipnotizzate dal loro bip magnetico. Passano alcuni minuti, un quarto d’ora, venti minuti. La ragazza si è seduta su una panca addossata al muro, il cucciolo la guarda coi suoi occhioni umidi e fa il gesto di alzarsi e dirigersi verso di lei; a questo punto scatta lo sdegno e l’azione: la biondina si alza, raccoglie le sue borse e il cucciolo, e lo porta con sé in macchina.

Da accertamenti risulterà che il pelosetto non è vaccinato e non ha neanche il microchip. Bene, resta a casa della ragazza. adottato ipso facto.

Il giorno dopo la giovane bionda posta su #twitter la foto del cucciolo scattata al centro commerciale, accompagnandola con un succinto resoconto e le risolutive parole: ho deciso, resta a casa mia. Adottato.

Svelta, risoluta. Senza se e senza ma.

E d’un subito le si solleva intorno, rapida come un turbine di vento, una folla ammirata e plaudente, generosa di battimani e cuoricini, commenti e giudizi da dieci e lode, baci inviati sulla punta delle dita, frasi beneauguranti, faccine sorridenti e sollevate che di volta in volta esortano, incoraggiano, sostengono il gesto, che è davvero un bel gesto.

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