Vicki Baum

 

Vicki Baum Quella che vedete qui a lato pesantemente truccata non è un’attrice degli anni trenta, ma una scrittrice, forse la prima vera scrittrice di best seller di quegli stessi anni, che lavorò molto per il cinema hollywoodiano, regalandogli alcuni successi mondiali.

La dove si fanno e si disfano le reputazioni letterarie e si classificano i gusti popolari, il suo nome porta con sé una scia di interrogativi e di stupori – “ L’hai mai letto ? “  “Mah, credevo di averlo letto ma non ne sono affatto sicura “  “ Non conosco nessuna delle giovani generazioni che l’abbia letto “. E questo è tutto quello che si può dire e udire su Vicki Baum.

Il mio intervento quindi non vuole essere un articolo di critica e meno ancora un saggio critico sulla produzione di questa autrice, più semplicemente si propone come la presentazione di una personalità letteraria  che merita una riscoperta. Continua a leggere

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Il topo

Dal momento che credo non si potesse spiegare in modo migliore, ho pensato di non aggiungere nulla e segnalare semplicemente questo link che senz’altro piacerà ai lettori di poesia ma è dedicato soprattutto a chi non legge poesia, a chi dichiara di non amarla, a chi la evita e si giustifica dicendo di non capirla e quando la incontra la tratta come un topo.

http://moscheinbottiglia.blogspot.it/2013/04/leggere-poesia-billy-collins-e-il-topo.html

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Babele

C’è un nastro di fuoco che gira intorno al mondo
un nastro di fuoco giorno e notte
collega passato e futuro.
Pochi lo sanno: noi siamo i custodi
del nastro di fuoco.
Dentro caverne roventi
ustionati dall’aria incandescente
diamo vita a una griglia di gesti simbolici,
il linguaggio degli antichi.
Conficcati nell’oscurità e folgorati da una miniera
estraiamo dalla geologia le dimensioni reali
del tempo profondo.
La poesia di un ultramondo.
Incollata su un unico pianeta
un’unica città.
La città sorge sopra uno spazio cosmico
creato da una furia vociante
schiacciata, battuta dai venti.
Orologi molli gocciolano sui marciapiedi
a scandire le istantanee delle sillabe.
Non afferrano una verità che a loro
ancora non dà il senso del vero.
La città è rataplan
una capriola per aria
che cade a valanga.
Un’immensa piazza di mercato;
nel mercato ognuno urla ai tetti
il valore della propria merce
e urlando ognuno ascolta rapito
il suono della propria voce.

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Fuori tempo

Piccoli uccelli sorvolano i campi coperti di neve.
Sono rumorosi. Provano fastidio.
Il loro cinguettio è irritabile e nervoso
– neve tardiva a un passo dalla primavera.
Un‘intrusa, se ne deve andare.
Solo pochi giorni e sarebbero stati zampilli di speranza.
Il sole riporterà l’ordine;
lo stanno chiamando a gran voce
e pretendono che s imponga: le cose fuori tempo non possono durare.
Un sole olimpico risponde al richiamo, salta da un nastro a una nuvola.
Rana e coniglio – Con l’aiuto del vento sbircia da un velo.
Si riscuote,
splende al culmine delle ore.
Basta un’occhiataccia tiepida e la neve comincia a svanire.
Non ferma, non muta: sgocciola e risplende. Scintilla.
Sfavilla urlando come e quando, e perché è così bella.
Spara ultime ragioni e schegge di diamanti nell’aria.
Razzi s’incrociano.
Catenelle di gocce schioccano petulanti.
Nel pomeriggio è quasi tutta svanita.

Un airone bianco cammina sul tetto dell’autorimessa e guarda a terra stupefatto.
Solo poche ore fa due cani gli abbaiavano in faccia
le loro stupidaggini,
con le zampe nella neve – stolti sempliciotti dalle insulse ragioni.
Niente è rimasto di loro, neanche le impronte.

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La visione

Stretta nella luce
Come una calzamaglia
Incerta se discendere
Quanto una piuma in aria.
Scarica la materia
E libera un sospiro.
Siede un istante solo.
Infausta per distanza.
Trepida nel dispetto
Di voltarsi e sparire
Segnando un punto
Nell’occhio
Per ore ed ore.

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La strada di polvere

Il vento, il primo vento
porta le montagne così vicino
da poterne pizzicare delle creste
la neve con le dita,
va incontro alle stoppie mute
che si orientano al pianto senza voce,
alla tristezza senza nome
per ciò che non puoi cambiare.
E’ così breve il tempo
così corta l’ala
che sarà utile
fare un inventario
degli orti in disordine,
dei campi rattrappiti.
Passa di corsa fischiando nell’orecchio
– il vento, il primo vento –
Passa cantando senza ricordare parole.
Così va la vita.

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News

Voglio segnalare una new entry tra le riviste di carattere letterario online. Si tratta di The Circle Review e ospita contributi in forma di saggi, brani creativi in prosa e poesia, inserti critici e poetologia.
Il primo numero offre una prova di tutte queste sezioni e si mostra teso ad ampliare le proprie competenze arricchendosi di contributi e aree di approfondimento.
All’interno, tra gli altri, potete trovare un mio racconto Il gallo è morto – racconto dalle evidenti valenze metaforiche, che si presta a più livelli di lettura.
Eccone l’URL:

http://ilcircolodellearti.myblog.it/the-circle-review-rivista-culturale-letteraria-del-ring.html

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